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La neve del 5-7 febbraio 2015 - 1a parte   Inserito il› 23/06/2016 16.59.09
 
INTRODUZIONE
 
Le perturbazioni transitate in serie tra il 29 gennaio e il 3 febbraio, già nevose in gran parte della pianura, hanno avuto il merito di fare da apripista a una nuova depressione che si è staccata dal flusso zonale ed è entrata nel Mediterraneo con una sorta di movimento “a pendolo”, dapprima muovendosi verso le Baleari e successivamente verso NE, collocando quindi il minimo di pressione a N/W della Sardegna nel corso della giornata successiva e richiamando fredde correnti orientali nei bassi strati. Dalla tarda serata di giovedì 5 febbraio la depressione si è mossa lentamente verso sud-est senza mai perdere di forza.
In questo intervallo di tempo, cadute di neve di intensità eccezionale in termini di snow-rate si sono abbattute tra l’Emilia, la bassa Lombardia e la parte orientale, con epicentro degli eventi proprio nel cremonese, dove lo spessore nevoso al suolo ha raggiunto e talora superato i 50 cm in poche ore.
La consistenza della neve, assai umida e pesante, ha fatto strage di piante e linee elettriche, con conseguenti black-out e interruzione nella viabilità in molte zone.
A parte questo evento piuttosto circoscritto ma “violento” nel suo piccolo, la neve è comunque caduta in tutta la Pianura Padana centrale e occidentale, fino all’estremo SE del mantovano, dove invece ha solo piovuto. Proprio nel mantovano, bastava spostarsi di pochissimi kilometri per avere differenze di accumulo impressionanti o addirittura passare dal diluvio alla neve intensa con oltre 20 cm di accumulo. I fiocchi hanno fatto comparsa anche nel NW della regione, solitamente sfavorito in presenza di minimi bassi e troppo profondi.

Nella prima parte del presente articolo pubblichiamo l’analisi tecnica dell’evento, a cura del nostro previsore Simone Budelli. A seguire, in seconda e terza parte, proponiamo un paio di reportage che descrivono le impressioni vissute in due diversi luoghi di osservazione: a Briona, in pedemontana novarese, e nelle pianure del Cremonese. In ultimo, un approfondimento sul medesimo episodio nevoso così come osservato in alto Montefeltro (Appennino tosco-romagnolo).


Analisi della nevicata del 5-7 febbraio 2015 in Lombardia
a cura di Simone Budelli
 
Dopo una fase di correnti moderatamente fredde da nord tra fine gennaio e l’inizio di febbraio, il giorno 3 febbraio è giunta una prima debole perturbazione nel mediterraneo occidentale che nella mattinata ha dato origine a qualche rovescio nevoso sulla Lombardia nord-occidentale. Questo primo affondo ha avuto il merito di aprire la strada a un’altra e più intensa perturbazione in discesa da nord che nella giornata di mercoledì 4 febbraio ha dato origine a un’ampia depressione sulle isole Baleari, che nelle ore successive si è mossa lentamente verso nord-est collocando il minimo di pressione a N/W della Sardegna nel corso della giornata successiva. Dalla tarda serata di giovedì 5 febbraio la depressione si è mossa lentamente verso sud-est mantenendo comunque una certa intensità, e solo dal giorno successivo ha cominciato a perdere lentamente forza fino ad esaurirsi in loco nella giornata di domenica 8, agganciata da una depressione artica in discesa da N/E.

Ecco qui la depressione in azione nel pomeriggio di giovedì 5 febbraio:



Quale è stata la particolarità di questo episodio? Con un minimo di pressione situato in prossimità della Sardegna, nella nostra regione accade quasi sempre che le precipitazioni interessino principalmente la bassa pianura, mentre sull’alta pianura i fenomeni risultino scarsi o assenti, e con una ventilazione generalmente dai quadranti settentrionali. Invece in questo caso l’ampiezza e l’intensità della depressione, particolarmente intensa e attiva per essere nel periodo più freddo dell’anno, hanno fatto sì che le precipitazioni, sospinte da intense correnti da Est-Sudest in quota, siano salite con maggior facilità verso nord interessando quasi interamente la nostra regione.



Inoltre anche la ventilazione negli strati prossimi al suolo è risultata ben diversa rispetto a quanto ci si possa aspettare in simili situazioni: la ventilazione da est, più mite rispetto all’aria fredda presente in pianura padana poiché di origine sciroccale, ha interessato parte del mantovano e insolitamente anche la bassa pianura occidentale (Lomellina, Oltrepò Pavese) , portando in queste aree temperature più elevate e quindi precipitazioni a tratti piovose con accumuli nevosi generalmente modesti . Sul resto della regione invece la ventilazione nei bassi strati è rimasta generalmente assente o molto debole, consentendo così un’ottima tenuta del “cuscinetto freddo” fino all’alba di venerdì 6 febbraio.



Esaminiamo ora più nel dettaglio l’evoluzione del peggioramento in Lombardia, analizzando meglio l’andamento termico con l’utilizzo dei radiosondaggi di Milano Linate e con gli screenshot della nostra cartina CML, che si è rivelata ancora una volta un utilissimo strumento di reanalisi oltre che di nowcasting.
Nella notte tra il 4 e il 5 febbraio le temperature in pianura si mantengono intorno a 4-6°C con umidità relativa abbastanza elevata, segno quindi di una situazione termica non favorevole alla neve fino in pianura. Poche centinaia di metri più sopra però si attivano correnti dai quadranti orientali (evidenziate nel rettangolo azzurro) richiamate dal minimo di pressione in avvicinamento alla Sardegna, che vanno a pescare aria leggermente più fredda presente in quel momento sui Balcani. Questo passaggio si rivelerà fondamentale per la caduta della neve fino in pianura poche ore più tardi poiché le precipitazioni avranno il merito di tirare giù il freddo affluito fino al suolo, eliminando quindi lo strato leggermente più caldo pre-esistente.



All’alba hanno inizio le precipitazioni: inizialmente si tratta di piogge generalmente deboli su tutta la pianura, ma nelle zone al confine con l’Emilia cominciano ad arrivare nuclei di precipitazioni più consistenti che fanno rapidamente calare la temperatura verso lo zero e alla pioggia si sostituisce la neve.



Con l’avanzare della mattinata le precipitazioni si fanno via via più intense, e allo stesso tempo sulla Lombardia centro-occidentale, a partire dal pavese, cominciano ad attivarsi deboli venti da sud che hanno il merito di fare avanzare l’aria più fredda presente a ridosso dell’appennino nelle prime ore della mattinata: nel giro di 3-4 ore le temperature calano a 0-1°C su tutta la Lombardia centro-occidentale con la neve che in queste aree va a sostituire rapidamente la pioggia e accumula piuttosto rapidamente per via dell’intensità delle precipitazioni.
Questa la situazione alle ore 11: dalla cartina delle temperature è visibile l’estensione dell’aria fredda (T sotto i +1/+2°C) a tutto il milanese e il pavese: da lì a un paio d’ore si estenderà ulteriormente arrivando fin verso il bresciano e il cremonese, e anche fin verso l’area pedemontana (Varese, Como, Lecco, Bergamo). Più a nord invece i rilievi ostacoleranno la risalita dell’aria fredda e anche le precipitazioni più deboli non consentiranno lo sviluppo di una buona nevicata fino al fondovalle.



Dalla cartina dei venti, sempre riferita a quell’ora, si notano molto bene i deboli venti da sud-sudovest (1) che trasportano l’aria più fredda verso nord e verso est consentendo così un brusco calo termico. Viceversa sulla pianura orientale (2) hanno continuato a soffiare moderati/forti venti da est-nordest che però sono diventati leggermente meno freddi poiché, con l’avvicinamento della perturbazione alla nostra regione, il richiamo più mite collegato alla depressione (scirocco) ha sostituito parzialmente i venti da est più freddi entrati poco prima. In maniera inaspettata anche nel basso pavese / Oltrepo’ pavese si è attivata la ventilazione orientale (2) che da quel momento in poi ha dato origine a un generale aumento termico con la pioggia che a tratti ha sostituito la neve.



Nel corso del pomeriggio la situazione rimane sostanzialmente invariata: su buona parte della Lombardia le precipitazioni si mantengono generalmente moderate (addirittura forti nel bresciano nell’ora di pranzo) e la ventilazione si mantiene molto debole o assente: questi due fattori insieme hanno contribuito a mantenere per diverse ore una situazione favorevole alla caduta della neve in pianura poiché hanno impedito il rimescolamento della massa d’aria (fredda) presente in pianura.  Dal radiosondaggio di Milano Linate, relativo al primo pomeriggio di giovedì, si può infatti notare il vento molto debole fino a 1000 metri circa (riquadro verde), mentre al tempo stesso le forti correnti in quota da est-sudest (riquadro rosso) trasportavano il carico di precipitazioni verso la nostra regione.



Diversa invece è rimasta la situazione sull’est della regione e nel Pavese meridionale dove la ventilazione più mite da est non ha dato tregua mantenendo così valori termici ben più elevati e inibendo ogni possibilità di neve con accumulo sulle pianure.
Interessante notare anche l’isola di calore della metropoli milanese che non ha certo impedito la caduta della neve sulla città, ma ha comunque influenzato gli accumuli nevosi che complessivamente sono risultati meno abbondanti rispetto alle aree limitrofe.



Nel corso della serata la prima fase del peggioramento va lentamente scemando, infatti le precipitazioni diventano generalmente deboli sui settori centro-occidentali della regione. A differenza di quanto previsto da molti modelli però, le precipitazioni si mantengono quasi ovunque nevose fino in pianura, nonostante alle quote appena superiori continui inesorabile il lento aumento termico dovuto al richiamo mite da est collegato all’ampia perturbazione.
Dal Veneto però sono in arrivo intensi nuclei di precipitazioni, sospinti ancora una volta dall’intensa depressione che si sta lentamente allontanando verso est-sudest, spostando il proprio centro d’azione dalla Corsica/Sardegna verso le regioni centro-meridionali della penisola: questo lieve spostamento è risultato determinante perchè le correnti in quota si sono orientate man mano da est-nordest e i nuclei precipitativi non sono più riusciti ad avanzare con facilità verso ovest.


Ventilazione a 700hPa (circa 3000 metri di quota)

In nottata la situazione è rimasta praticamente immutata con pianura orientale interessata da precipitazioni spesso intense: in alcune aree del mantovano il rain rate (intensità della pioggia) ha raggiunto o addirittura superato i 15-20 mm/h, valori certamente non frequenti in questo periodo dell’anno! In alcune zone tra basso bresciano, cremonese e mantovano sono caduti fino a 60-80 mm nell’arco di una notte, a testimonianza di un peggioramento decisamente intenso.



Concentrandoci sulla pianura orientale lombarda, ancora una volta la presenza o meno dei venti da est/nordest è stata determinante per la caduta della neve fino in pianura: nel corso della notte la ventilazione orientale, che portava con sé temperature più elevate proprio come accaduto nella fase precedente (mattino-pomeriggio di giovedì) ha perso lentamente terreno resistendo solo nell’area a ridosso del Veneto, mentre nelle altre zone del mantovano la neve ha preso il sopravvento sulla pioggia accumulando rapidamente per via della forte intensità. Nel cremonese invece la situazione termica era già favorevole alla neve dalla sera prima con temperature ovunque intorno allo zero e vento assente: le intense precipitazioni della nottata sono sempre risultate a carattere nevoso scaricando così parecchi cm di neve bagnata che ovviamente ha causato non pochi disagi.
Sul resto della regione le precipitazioni sono risultate meno forti ma la neve, seppur molto bagnata, ha continuato a cadere in molte aree fino all’alba di venerdì accumulando qualche altro cm.
Dal radiosondaggio di Milano Linate, effettuato intorno all’una di notte, si nota come nei primi 1500 metri dal suolo (riquadro azzurro) la temperatura rimanga quasi invariata all’aumentare dell’altezza: questa situazione è definibile come omotermia, che grazie all’intensità delle precipitazioni il più delle volte è in grado di garantire la caduta della neve fino in pianura nonostante più in alto (es. a 850 hpa) non sia presente una massa d’aria particolarmente fredda.
Nel riquadro rosso si nota però una debole ventilazione da nord-ovest che in alcune zone della Lombardia nord-occidentale è risultata lievemente più mite e ha temporaneamente “rovinato” la colonna causando così la caduta di pioggia o pioggia mista a neve in alcuni momenti, seppur la temperatura al suolo fosse sempre intorno allo zero (questo concetto è importante poiché significa che la caduta della neve fino al piano non dipende solo dalla temperatura presente al suolo, bensì dall’intero profilo termo-igrometrico della colonna).



Nella mattinata di venerdì 6, l’indebolimento delle precipitazioni e l’ulteriore lieve aumento termico hanno causato la trasformazione della neve in pioggia in tutte le aree di pianura, mettendo così fine a un episodio nevoso davvero particolare nella sua evoluzione e anche per la sua intensità: sulla pianura occidentale sono caduti mediamente 40-50 mm di precipitazioni, mentre verso est accumuli crescenti con alcune zone che hanno superato i 100 mm in neanche un paio di giorni!

Ecco quindi la cartina degli accumuli nevosi del peggioramento analizzato: emerge sostanzialmente quanto detto prima, e cioè:
  • per quasi tutta la pianura Lombarda si è trattato di un buon episodio con accumuli spesso sopra i 10 cm;
  • l’Alta Lombardia ha avuto fenomeni decisamente più scarsi con accumuli nevosi irregolari e non molto consistenti neanche nelle aree montuose;
  • l’angolo sud-occidentale della pianura e la pianura al confine con il Veneto hanno visto accumuli decisamente inferiori;
  • la città di Milano ha registrato meno cm nevosi che nei dintorni a causa dell’effetto dell’isola di calore che ha mantenuto valori termici lievemente superiori;
  • nel cremonese e nei dintorni la nevicata è stata davvero importante con accumuli anche superiori ai 40 cm.


Ecco infine un’immagine satellitare del giorno 9 febbraio: davvero evidente l’estensione del manto bianco sulla fascia centro-orientale della regione! Grazie al forte irraggiamento notturno dovuto alla presenza della neve al suolo e alla ventilazione assente, nella nottata dello stesso giorno alcune stazioni del cremonese hanno raggiunto valori minimi vicini ai -10°C.




 
 
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