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25/10/20, ore 6.28

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L'ondata di gelo del Dicembre 2009 - 2ª parte   Inserito il› 20/01/2010 16.26.13

 
 
 
 

L'ONDATA DI GELO IN LOMBARDIA

Uno dei metodi più diffusi ed immediati per valutare a posteriori una "fase fredda" dell'inverno è ricostruire l'andamento delle temperature in libera atmosfera - quindi distaccandosi dall'influsso radiante del terreno - alla superficie barica di 850 hPa, in un punto il più rappresentativo possibile della nostra Regione. Tutto questo è facilitato, per noi appassionati di meteorologia, dall'enorme mole dei dati resi pubblici sulla Rete, in particolare dai Radiosondaggi di Milano Linate.
E' doveroso ricordare che la diminuzione delle temperature in quota non corrisponde necessariamente subito ad un altrettanto raffreddamento al suolo, pur considerando che il freddo tende poi a propagarsi dall'alto verso il basso, accelerando questo processo nel caso sopraggiungano delle precipitazioni.
Nel nostro caso specifico possiamo ritrovare l'ingresso dei due impulsi freddi descritti nella parte di sinottica continentale anche sopra Milano: in particolare si evidenzia la prima avvezione fredda - quella dell'11 Dicembre - che ha condotto la Lombardia nel pieno dell'Inverno. Da quel momento le temperature non si sono più innalzate, anzi hanno toccato il minimo superando l'isoterma di -10°C a 1316 metri nel pomeriggio del 18 Dicembre, grazie all'ingresso del secondo nucleo artico.
La temperatura ha quindi iniziato costantemente a risalire, pur non comportando affatto una parallela ripresa termica al suolo: come vedremo confrontando l'andamento al suolo, il freddo è sopraggiunto prima in quota, poi si è propagato nei bassi strati e si è consolidato, grazie anche alla stagione davvero propizia, caratterizzata da una bassa energia radiativa solare.
Il riscaldamento in quota non ha comportato un'altrettanto immediata risposta termica al suolo: la densità della massa d'aria costituente il cuscino freddo ha imposto alle correnti di "galleggiarvi" sopra, sviluppando generlamente una forte inversione termica. Con il passare delle ore la medesima inversione termica è stata erosa dall'alto, per cui si è indebolita permettendo alle correnti di penetrare attraverso il cuscino fino a rimescolare del tutto gli strati d'aria più vicini al suolo.
In conclusione, rispetto a quanto avvenuto in libera atmosfera, il freddo al suolo si è propagato più lentamente, ma altrettanto meno rapidamente è stato rimosso.
 
 
 
11-26 Dicembre 2009: Milano Linate; Andamento di T e gpt ad 850 hPa - FONTE: www.weather.uwyo.edu Elaborazione di Matteo Dei Cas
 
 
 
L'andamento delle temperature registrate dalla stazione CML di Milano San Leonardo evidenzia di fatto l'arrivo del freddo - inteso come sfondamento verso il basso della soglia della temperatura media calcolata su una serie storica quasi trentennale - con un ritardo di almeno due/tre giorni rispetto al sopraggiungere in quota dell'aria fredda. Questo perchè come accennato sopra, a meno che la propagazione del freddo dall'alto non venga "catalizzata" dalle precipitazioni, il raffreddamento nei bassi strati è più lento, ma allo stesso tempo efficace e duraturo. Nello stesso modo, nonostante il riscaldamento in quota abbia riportato - entro il 23 Dicembre - la colonnina di mercurio a raggiungere i valori registrati precedentemente alla fase fredda, al suolo le temperature medie giornaliere si sono riallineate alla media storica, senza tuttavia raggiungere i livelli registrati nei primi tredici giorni del mese. E' inoltre doveroso precisare che il culmine del freddo si è verificato proprio quando in quota le isoterme avevano ormai iniziato a risalire: la temperatura media giornaliera di -6.9°C registrata il giorno 20 Dicembre (inferiore di oltre 10°C alla media venticinquennale) è stata dovuta ad una massiccia continentalizzazione del freddo. La suddetta giornata di ghiaccio è stata favorita dal raffreddamento radiativo in assenza di nubi, nebbie, vento ed infine grazie alla presenza di un leggero quantitativo di neve che ha accelerato il calo notturno delle temperature ed allo stesso tempo contenuto per "effetto albedo" il riscaldamento diurno, nonostante la giornata limpida e pienamente soleggiata.
Nel caso specifico di Milano S. Leonardo la punte di gelo più intensa, pari ai -9.3°C di minima raggiunti sempre il 20 Dicembre, è da considerarsi statisticamente eccezionale relativamente al periodo considerato, in quanto suo tempo di ritorno è addirittura stato stimato di essere intorno ai 150 anni!
 
 
 
1-26 Dicembre 2009: Milano San Leonardo CML - T. medie giornaliere vs. serie storica 1979/2008 - Raccolta dati ed elaborazione di Massimo Mazzoleni
 
 
 
 
 

L'EVENTO CHIAVE DELL'ONDATA DI GELO

Senza dubbio l'evento chiave che ha permesso il raggiungimento di valori eccezionalmente bassi nel corso di questa ondata di gelo, è stato il secondo impulso artico marittimo, sopraggiunto nel pomeriggio di Venerdì 18 Dicembre.
La moviola satellitare a mesoscala conferma una dinamica del tutto particolare, che nel gergo dei meteoappassionati  viene designata con il termine di "Rodanata Continentale": infatti il blocco di aria artica siberiana, dopo avere raggiunto con moto retrogrado la Francia, si è infilato tra il Massiccio Centrale e le Alpi Occidentali per entrare nel Mediterraneo attraverso il Canale del Rodano. Nel primo scatto dell'animazione si nota proprio un vortice ciclonico nel cuore della Francia, alimentato da un insidioso "flusso acciotolato" costituito dalla discesa di aria fredda che ha innescato questa "Bomba Mediterranea".
L'afflusso gelido, deformato dalla presenza della barriera alpino-appenninica, ha generato inizialmente una depressione orografica, dovuta per l'appunto allo squilibrio di massa tra la Francia ed il Mar Ligure. Tuttavia, il contrasto dell'irruzione fredda entrante con la massa d'aria preesistente che stazionava sopra le acque relativamente tiepide del mare, ha dato luogo ad una potente frontogenesi: come possiamo osservare dall'animazione, infatti, una volta risucchiato il flusso gelido dal "vuoto" venutosi a creare sottovento all'Appennino Ligure, sul mare ha preso vita un intenso corpo nuvoloso che ha iniziato ad invorticarsi su se stesso, coinvolgendo anche buona parte della nostra Regione. Tuttavia questo "tipo di maltempo" interessa principalmente i versanti Tirrenici, che sono letteralmente "spazzati via da un Libeccio Freddo" e da un marcato calo delle temperature. In genere le Rodanate - specialmente quelle più rare, alimentate da aria artica continentale - rappresentano forse le uniche configurazioni perturbate in grado di concedere un'insolita visita della "Dama Bianca" anche a Roma: la neve però - tengo a sottolinearlo - non ha visitato la nostra Capitale in questa circostanza.
 
 
 
18 Dicembre 2009 - Animazione Metosat nell'infrarosso: zoom sull'Italia - FONTE: www.sat24.com
Per visualizzare la moviola cliccare sopra l'immagine
 
 
 
Lo sviluppo di questa particolare perturbazione è da attribuire all'enorme portata dell'aria fredda sopraggiunta in media troposfera: in base alla verosimile ricostruzione sulla base dei modelli di previsione ad area limitata (LAM) nel corso della nottata il core del nocciolo freddo è entrato da Ovest con isoterme dell'ordine di -36/-38°C a circa 5180 metri di quota, un valore davvero notevole! Il repentino raffreddamento in quota ha instabilizzato dall'alto la colonna d'aria, mentre la componente ciclonica molto stretta delle isoipse è stata accompagnata da un'elevata avvezione di vorticità in grado di risucchiare masse d'aria dai bassi strati, creando una potente convergenza dinamica al livello del mare. L'azione fredda a tutte le quote annessa al transito della saccatura, ha molto probabilmente alimentato in maniera consistente questa depressione, inizialmente innescatasi per semplici cause orografiche.
 
 
 
18-19 Dicembre 2009: ricostruzione verosimile andamento T e gpt a 500 hPa su base previsione BOLAM - FONTE: www.meteoliguria.it
 
 
 
Tutta la fenomenologia annessa ad una Rodanata è ampiamente influenzata dal comportamento del minimo di pressione al suolo, ovvero dal suo collocamento, dalla sua profondità e soprattutto dal suo percorso. La ricostruzione animata sulla base delle mappe sinottiche identifica nei primi due scatti - quelli relativi al tardo pomeriggio - la fase iniziale di sviluppo della depressione sulla Costa Azzurra. Il minimo di pressione si è approfondito fino a raggiungere i 996 hPa nel corso della serata, stazionando qualche ora nel Golfo di Genova: questa fase ha coinciso con la maggiore vicinanza della perturbazione alla nostra Regione e quindi con l'intensificazione della nevicata. Il minimo di pressione, sospinto da correnti portanti in quota provenienti dai quadranti occidentali, ha inesorabilmente continuato il suo cammino verso l'Adriatico: poco dopo la mezzanotte aveva raggiunto lo Spezzino, provocando una nuova disposizione delle correnti al suolo da NordOvest e quindi la cessazione dei fenomeni con le prime schiarite in estensione dal Piemonte verso la Lombardia centro-occidentale. Nel corso della giornata successiva di Sabato 19, mentre la depressione si allontanava verso Est, la spinta di un promontorio anticiclonico a Nord delle Alpi ha amplificato il dislivello di pressione tra i versanti della catena montuosa, favorendo l'insorgere di una corrente favonica moderata e circoscritta sui settori centro-occidentali dell'alta pianura lombarda. Si è trattato tuttavia di un Föhn letteralmente gelido che, come vedremo in seguito, non ha fatto altro che "ripulire" per benino l'aria con il risultato di migliorare la sedimentazione del freddo al suolo.
 
 
 
18-19 Dicembre 2009: ricostruzione sinottica pressione al suolo con scatti di tre ore - FONTE: Meteo Aeronatuica Militare
 
 
 
Il giro delle correnti nei bassi strati ha seguito ovviamente il percorso del centro motore depressionario, per cui il richiamo umido proveniente da Est/SudEst - quello che ha apportato le nubi più consistenti e la neve sull'Alta Pianura Lombarda - è risultato attivo fin tanto che la depressione non ha raggiunto lo Spezzino. Da quel momento in avanti le correnti hanno assunto una piega nordorientale che ha ammassato le nubi ed i fenomeni a ridosso dell'Appennino Emiliano, mentre il fulcro del maltempo transitava sulla Toscana, l'Umbria e le Marche. Non c'è pertanto da stupirsi nel sapere che l'Emilia Romagna - Bologna compresa - si sia trovata sotto un'abbondante nevicata, come del resto buona parte dei settori di NordEst.
Queste configurazioni di pressione, infatti, non apportano grandi nevicate sulla nostra Regione, eccetto la pianura sudorientale limitrofa all'Emilia e al Veneto; sui settori di NordOvest al contrario l'evoluzione è quasi sempre inesorabilmente caratterizzata da una tendenza favonica, a volte eventualmente ritardata per alcune ore dal rientro del fronte occluso da Est, che inizialmente inibisce la diffusione dei venti di caduta in pianura. In ogni caso il Föhn non porta certamente con sè aria mite, ma si limita a riscaldare in modo apparente e relativo, la massa d'aria gelida che ha alimentato la depressione.
 
 
 
18-19 Dicembre 2009: ricostruzione verosimile andamento THETA e vettori vento ad 850 hPa su base previsione BOLAM - FONTE: www.meteoliguria.it
 
 
 
Il seguente scatto Radar, relativo alla fase iniziale del peggioramento, evidenzia la struttura vorticosa della perturbazione e permette di intravedere "l'occhio" corrispondente al fulcro della depressione. La banda più intensa delle precipitazioni ha investito l'Alta Toscana e lo Spezzino: in genere il fronte freddo annesso ad una depressione sul Golfo di Genova non entra in Pianura Padana, ma coinvolge più direttamente le Coste Tirreniche. Il corpo nuvoloso intanto si è invorticato su se stesso in senso antiorario: fin tanto che il minimo è collocato sul Mar Ligure i nuclei di precipitazioni si sono ceoncetrati a ridosso dei versanti meridionali dell'Appennino, poi si sono ricongiunti sulla Bassa Pianura per dirigersi verso Nord/NordOvest: è iniziato il processo di occlusione della depressione ed il Retour del sistema frontale raggiunge la medio-alta pianura, la fascia pedemontanta ed i settori occidentali della Lombardia fino a lambire una parte del Piemonte. Le Prealpi hanno segnato il confine dell'area interessata dalle nevicate, che non si sono spinte più a Nord, escludendo quindi i settori alpini.
 
 
 
18 Dicembre 2009; ORE 1700Z - Redar Precipitazioni ARPA PIEMONTE: fase più intensa della nevicata in Lombardia - FONTE: www.meteoliguria.it
 
 
 
Nel corso della mattinata, quando il minimo depressionario si è spostato sull'Alto Adriatico, la ritornante del Fronte Occluso ha continuato ad insistere ancora sul Triveneto, sull'Emilia Romagna e sulle Marche. La moviola satellitare nello spettro del visibile ci lascia intravedere una Pianura Padana interamente innevata e pressocchè sgombra da nubi fino alla linea idrografica del Mincio: qualche corpo nuvoloso basso irregolare o banco di nebbia si è addensato sulla medio-alta pianura, ritardando il soleggiamento su un terreno ormai molto raffreddato dalle precipitazioni nevose, cadute fino alle prime ore della notte. Mentre la rotazione delle correnti da NordOvest ha poi apportato aria più secca che ha favorito il dilagare delle schiarite dal primo pomeriggio sui settori occidentali, al contrario il tempo è rimasto perturbato sui settori sudorientali della pianura. Le correnti nordorientali hanno continuato ad ammassare nubi piuttosto consistenti a ridosso dell'Appennino Emiliano: in queste zone ha continuato a nevicare per diverse altre ore a causa dell'effetto Stau. Soltanto in serata, con l'allontanamento del minimo di pressione verso l'Albania, il tempo è definitivamente migliorato su tutto il Nord-Italia, lasciando però come eredità una massa d'aria molto fredda, destinata a sedimentare sulle pianure.
 
 
 
19 Dicembre 2009 - Animazione Metosat nel visibile: zoom sul Nord-Italia - FONTE: www.sat24.com
Per visualizzare la moviola cliccare sopra l'immagine
 
 
 
La mappa seguente, elaborata da B. Grillini sulla base esclusiva delle misurazioni effettuate manualmente dai collaboratori della Rete CML, rappresenta la distribuzione complessiva dell'accumulo totale di neve in Lombardia.
E' bene premettere che, stante le basse temperature, laddove si sono verificate delle precipitazioni, queste sono cadute sottoforma esclusivamente nevosa e di buona qualità, caratterizzata da scarso contenuto d'acqua che tecnicamente si traduce in un rapporto nettamente favorevole (compreso tra 1,5:1 e 2:1) della forma solida rispetto all'equivalente fuso.
Riguardo invece alla disitrubuzione dei quantitativi di precipitazioni, emerge immediatamente la totale esclusione dell'area alpina e prealpina dalle nevicate: la traiettoria "un po' troppo bassa" del minimo di pressione ha infatti sfavorito i settori settentrionali, essendo questi più lontani dal centro d'azione pertubato. La risalita del fronte occluso ha lambito la Fascia Pedemontana, concedendo gli accumuli più scarsi, generalmente inferiori ai 5 cm. I nuclei nevosi non sono riusciti neppure a conquistare del tutto i bacini lacustri, coinvolti solo nella parte meridionale: il Lario è stato ad esempio diviso in due dalla nevicata, che si è limitata a spingersi pochi chilometri più a Nord dei due Capoluoghi.
Accumuli nevosi più apprezabili sono stati invece registrati ad Ovest di Milano e nel Varesotto, grazie ad una temporanea risalita delle correnti da SudEst: una traiettoria, questa, che in genere riesce a spingere i nuclei delle precipitazioni verso il Piemonte e l'Ovest della Lombardia.
Come accade nella stragrande maggioranza dei casi, la depressione del Golfo di Genova anche questa volta ha concentrato le nevicate sulla Bassa Pianura, con accumuli quasi ovunque superiori ai 10 cm a Sud della linea del Po. La nevicata si è intensificata notevolmente in corripsondenza della dorsale appenninica, complice l'estrema vicinanza al cuore della depressione e l'azione di sbarramento orografico delle correnti con sfondamento della nuvolosità dal mare verso la Pianura: nell'Oltrepo Pavese-Piacentino il manto nevoso ha superato tranquillamente lo spessore di 20 centimetri, rappresentando in queste zone l'area di massimo accumulo relativo all'evento.
Buon innevamento anche nella pianura sudorientale lombarda e nelle zone limitrofe all'Emilia, tradizionalmente favorite da questo tipo di tempo, che nel gergo meteorologico viene designato con il termine "Rodanata".
 
 
 
18-19 Dicembre 2009 - Accumulo totale di neve in Lombardia - Elaborazione di Bruno Grillini sulla base dei dati della rete stazioni CML
 
 
 
 
 

IL CULMINE DEL RAFFREDDAMENTO

Il culmine di questa storica ondata di gelo si è verificato nelle settantadue ore comprese tra il 18 ed il 20 di Dicembre, quando l'aria molto fredda giunta in quota ha avuto modo di precipitare al suolo e di sedimentare, consolidando l'inversione termica.
Osserviamo quindi l'andamento della temperatura di due nostre stazioni della Rete CML, entrambe ubicate in provincia di Lecco: la comparazione dei tracciati di Valmadrera (250 mt in ambito semiurbano) e del Cornizzolo (posizionata sul monte sovrastante a 1140 mt di quota) permette di valutare le condizioni termo-igrometriche dei primi mille metri di spessore in un punto preso idealmente per ben rappresentare la fascia Pedemontana centrale della Lombardia.
Aria decisamente fredda e piuttosto umida è affluita in quota nella giornata di Venerdì 18 Dicembre, come possiamo per l'appunto constatare dalla temperatura media di circa -7°C registrata al M.te Cornizzolo; il divario con la pianura si è mantenuto consistente nel corso della giornata, soprattutto quando nelle ore centrali è stata sfondata per pochi decimi la soglia dello zero gradi, in condizioni di cielo nuvoloso. Al tramonto l'aria si presentava ancora relativamente asciutta nei bassi strati e questo ha favorito un calo termico più deciso con l'intensificazione delle precipitazioni, che comunque si sono presentate ovunque fin dall'inizio sottoforma nevosa. La nevicata ha quindi propagato nei bassi strati l'aria fredda presente in quota, pur mantenendo uno scarto termico significativo tra le due stazioni (circa -8°C contro -3°C in meno di 900 metri di dislivello, in aria umida) a testimonianza di un profilo termodinamico instabile che è rimasto pressocchè invariato anche nella giornata successiva, nonostante il miglioramento del tempo dovuto all'allontanamento della perturbazione.
Nella serata di Sabato 19 è subentrato un Föhn insolitamente gelido che ha fatto schizzare in pochi minuti la temperatura di Valmadrera vicino allo zero, dando origine tra l'altro ad ad un debole episodio di scaccianeve, affascinante quanto raro in pianura. L'effetto favonico ha seccato notevolmente i bassi strati ed in maniera proporzionalmente più importante in pianura, come testimoniato dai Dew Point vicini ai -17°C.
Al calare del vento la temperatura è diminuita sensibilmente, in quanto lo scarso contenuto di vapore acqueo ha favorito un consistente irraggiamento, proprio in quelle zone della Pedemontana usualmente soggette a brezze notturne che contengono i valori minimi. La sedimentazione dell'aria fredda ha equilibrato la colonna ad una condizione vicina all'omotermia e questo è reso evidente dalla vicinanza delle temperature registrate nella mattinata di Domenica 20 nelle due stazioni: è stato riscontrato uno scarto di circa 1°C, decisamente inferiore rispetto a quello dei due giorni precedenti.
Il profilo termico si è mantenuto inalterato anche nel corso della giornata, con temperature costantemente vicine ai -3/-5°C ad entrambe le quote, anche con pieno soleggiamento: un andamento di questo tipo non può che confermare il completo processo di continentalizzazione dell'irruzione fredda.
 
 
 
18-20 Dicembre 2009 - Andamento T e DP delle stazioni CML M.te Cornizzolo e Valmadrera - Elaborazione: Matteo Negri
 
 
 
Il seguente radiosondaggio rappresenta il profilo termo-igrometrico della colonna d'aria nel cuore della nostra Regione in corrispondenza della fase di massimo raffreddamento in quota, concomitante al secondo ingresso artico, allorquando sono state raggiunte isoterme di -10,3°C e -33,1°C rispettivamente ai livelli di 850 e 500 hPa. Possiamo innanzitutto notare la presenza di aria umida, fredda ed instabile nei bassi strati: nei primi 1500 metri della colonna d'aria il gradiente di temperatura era infatti molto accentuato, dell'ordine di circa 0,8°C ogni 100 metri. Al di sopra l'aria si è presentata sempre molto fredda, ma allo stesso tempo decisamente più secca: la scarsa umidità ha favorito una sottrazione di calore latente (nel passaggio di sublimazione) con l'arrivo delle prime precipitazioni - esclusivamente nevose - ed una rapida caduta al suolo dell'aria fredda.
 
 
 
18 Dicembre 2009; ORE 12Z - Milano Linate - Radiosondaggio Skew-t - Elaborazione: software RAOB
 
 
 
La "vigilia" della nevicata ha invece coinciso con la fase di massimo raffreddamento al suolo, avvenuta come sappiamo per sedimentazione dell'aria fredda, favorita dal forte irraggiamento notturno e dall'effetto albedo. Le temperature si sono mantenute sottozero in tutta la colonna, ma questa volta con valori al suolo abbondantemente negativi. Lo strato gelido pellicolare era sormontato da una forte inversione termica che ha innalzato lo "zero termico effettivo" a circa 700 metri di quota.
La presenza di aria secca al di sopra dello strato inversionale (nello spessore compreso tra i 300 ed i 1000 metri di quota) ha tuttavia creato i presupposti per una nevicata asciutta molto redditizia in termini di accumuli: il profilo termico raggiunto verosimilmente nel corso della nevicata, quando la colonna d'aria si satura di vapore e "si assesta", coincide infatti con l'andamento del Wet Bulb, rappresentato dalla linea verde.
Sarebbe inutile aggiungere che si è trattato di una condizione di partenza "da manuale" per una tipologia di precipitazione esclusivamente nevosa, che pertanto non presentava nell'aspetto termodinamico alcun problema in sede previsionale.
 
 
 
21 Dicembre 2009; ORE 12Z - Milano Linate - Radiosondaggio Skew-t - Elaborazione: software RAOB
 
 
 
Le seguenti mappe focalizzano la distribuzione delle temperature a scala regionale del giorno 20 Dicembre che, come vi abbiamo anticipato sopra, è stata la giornata più fredda dell'intero mese. Le temperature minime sono state ovunque abbondantemente negative, mediamente dell'ordine di -8°C. Perfino le zone rivierasche del Garda e del Lario, che godono di un clima notoriamente mite, hanno registrato quella Domenica mattina valori compresi tra i -4/-6°C: un fatto, questo, che preso singolarmente attesterebbe già da solo la portata dell'evento.
Possiamo certamente ricondurre questa intensa puntata di gelo alla sedimentazione dell'aria fredda, favorita, come è logico aspettarsi, da una relativa stabilizzazione dell'atmosfera, dal rasserenamento del cielo e dalla presenza del suolo innevato.
Un elemento saliente dai dati rilevati dalla nostra Rete è stata l'assenza dell'effetto "isola di calore" che normalmente conduce ad innalzare le temperature minime nei grossi centri urbani, come ad esempio Milano e Brescia. La media pianura ha infatti registrato valori distribuiti in modo piuttosto omogeneo, mentre nei settori di NordOvest la colonnina di mercurio è scesa di gran lunga al di sotto di valori negativi a due cifre: in particolare il polo del freddo è individuabile questa volta nell'area compresa tra l'Alto Varesotto e nel Comasco, con la punta minima di -14.3°C ad Olgiate Comasco.
L'area di NordOvest la sera precedente è stata interessata da un temporaneo e localizzato effetto favonico che ha raggiunto localmente l'alta pianura, ma che soprattutto ha interessato le quote collinari allontanando l'umidità e riducendo quindi il rischio di nebbie alte. In questo modo nel corso della notte, al calare del vento di caduta, si è assistito ad un calo molto marcato delle temperature, favorito soprattutto nelle conche e negli avvallamenti proprio dalla presenza di aria relativamente secca. Nelle zone invece che non sono state interessate neppure in quota dall'effetto favonico, si è invece sviluppata una nuvolosità irregolare bassa dovuta al sollevamento dei banchi di nebbia che si erano formati per irraggiamento della pellicola d'aria a contatto con la neve fresca caduta sabato notte. Nelle zone interessate dalla copertura nuvolosa - come l'Interland milanese, la Bassa Bergamasca, il Bresciano ed il Cremonese - il calo notturno è risultato più contenuto e soprattutto non si è manifestato quel potente irraggiamento in aperta campagna, che solitamente amplifica in maniera rilevante il divario tra i valori raggiunti in ambito extraurbano rispetto a quelli registrati in città.
 
 
 
20 Dicembre 2009 - Temperature minime in Lombardia - Elaborazione di Bruno Grillini sulla base dei dati della rete stazioni CML
 
 
 
Le temperature massime, registrate tra l'altro in condizioni di cielo sereno o poco nuvoloso su tutta la Regione, hanno testimoniato la presenza di un'autentica "giornata di ghiaccio", come non si ripeteva in Dicembre almeno dal lontano 1996. In gran parte delle nostre stazioni sono stati battuti dei veri e proprio record, grazie ai valori sempre abbondantemente negativi. Il primato del freddo è spettato questa volta alla media pianura occidentale compresa tra le provincie di Pavia, Milano e Novara: pensate che in queste zone la temperatura si aggirava nel pomeriggio attorno ai -6/-7°C! Certamente la presenza della neve al suolo ha contribuito a limitare l'escursione termica dovuta al soleggiamento, grazie all'effetto albedo, che consiste nella riflessione quasi totale (ad opera di un corpo bianco) della radiazione solare compresa nello spettro ultravioletto e visibile. Il raffreddamento dell'aria a contatto con il suolo innevato ha consolidato l'inversione termica intrappolando l'umidità nei bassi strati: la presenza della foschia nelle zone pianeggianti ha quindi ostacolato il cammino dei raggi solari, contenendo ulteriormente l'incremento termico diurno.
Quanto sopra descritto non è avvenuto sull'Alta Pianura e lungo la Fascia Pedemontana, dove le temperature pur diffusamente negative, hanno raggiunto l'estremo massimo nel corso della notte in concomitanza al vento di caduta.
La giornata di ghiaccio "è saltata" invece sulle rive dei nostri laghi, pur superando in genere lo zero solo per una manciata di decimi di grado, nonostante la presenza di un sole splendente e dell'aria abbastanza tersa.
 
 
 
20 Dicembre 2009 - Temperature massime in Lombardia - Elaborazione di Bruno Grillini sulla base dei dati della rete stazioni CML
 
 
 
 
 
 
Prec. Succ.
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