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18-21 ottobre 2007: una parentesi di anticipato inverno - 1a parte   Inserito il› 20/11/2007 19.00.14
Era annunciato da tempo, il modello di Reading da alcuni giorni riproponeva la medesima soluzione: verso la fine della seconda decade del mese un'importante irruzione artica avrebbe rotto la quiete anticiclonica mediterranea. L'ottobrata della tradizione romana con le sue passeggiate lungo il mare si allungava oltre il giro di boa dell'autunno a discapito delle perdute pioggie ottobrine padane.
E così anche nel 2007 il mese di ottobre è rimasto sottomesso alla dittatura di un capriccioso anticiclone delle Azzorre che, se da una parte ha prolungato per due settimane un'atmosfera settembrina, dall'altra con un colpo di mano ha sprofondato il Mediterraneo in un assaggio di inverno. La bora è ricomparsa a Trieste, la prima neve ha imbiancato Campobasso e Potenza; la Lombardia ha avuto come principale protagonista il foehn con alcuni effetti particolari che cercherò di illustrare in questa mia analisi.
 
PREMESSA
Nell'ottobre 2007 non abbiamo assistito in alcun modo all'ingresso di una perturbazione atlantica nel Mediterraneo in quanto è venuto a mancare il flusso occidentale semiondulato tipico dell'autunno "in vecchio stile". In genere la corrente a getto risulta rapida e vigorosa quando si presenta attivo il vortice polare con annessa al suolo un altrettanto profondo ciclone sull'Islanda, figura quest'ultima concomitante ad un irrobustimento dell'anticiclone delle Azzorre con asse coricato lungo i paralleli. Tuttavia nel settembre ed ottobre appena trascorsi il vortice polare si è presentato debole e tendente a fratturarsi (splitting), lasciando spazio ad affondi meridiani della corrente a getto con le conseguenti spinte dell'anticiclone oceanico verso le alte latitudini settentrionali. Le espansioni altopressorie lungo i meridiani hanno formato un "muro invalicabile" alle perturbazioni atlantiche lasciando in una prima fase l'Italia sotto geopotenziali tipici di un'ottobrata di tutto rispetto. Il noto fenomeno del "blocking" dalla somiglianza alla lettera greca omega si è rinvigorito nel vicino Atlantico alla vigilia di questa precoce irruzione artica.
 
EVOLUZIONE GENERALE:
Il giorno 18 ottobre un pronunciato affondo del getto alle medie latitudini dell' Atlantico ha provocato una risposta dinamica anticiclonica verso l'Islanda; l'Italia si è quindi trovata sotto il braccio orientale discendente di questa ampia ondulazione della corrente a getto - conosciuta in sinottica con il nome di Onda di Rossby.
 

Analisi della corrente a getto: blocco ad Omega sul vicino Atlantico

 
Ecco la corrispondente situazione in media troposfera: gli elevati geopotenziali relativi all'onda di Rossby subtropicale hanno quasi raggiunto la Groenlandia, in concomitanza all'approfondimento di una saccatura sulla Scandinavia. Tengo ad anticipare (quanto evidenziato nella figura con il vettore nero) che l'onda di Rossby traslerà rapidamente verso nord-est puntando il suo massimo pressorio verso la Norvegia: ciò devierà nella giornata di sabato l'ingresso del flusso artico dalla porta della Bora con una componente quindi nordorientale, di cruciale importanza nell'evoluzione a breve termine. Al suolo la disposizione delle isobare ha evidenziato in questa prima fase un flusso puramente settentrionale puntare l'Italia con un "nasino anticiclonico" oltralpe tipico del foehn.
 
L' Onda di Rossby raggiunge la Groenlandia - naso favonico oltralpe
 

L'analisi in media troposfera sull'emisfero boreale mi ha permesso di identificare il nocciolo originario della massa d'aria artica di natura Groenlandese (marittima): con il vettore nero ho tracciato la sua successiva evoluzione nel breve termine verso l'Europa Meridionale.
 
 
Origine e movimento della massa d'aria artica marittima
 
Nella bassa troposfera si è riesce ad intuire il propagarsi della colata artica dalla Groenlandia attraverso la Scandinavia per discendere lungo i meridiani verso il Mediterraneo: inizialmente  il blocco d'aria fredda è sceso dallo Spitzberg descrivendo una traiettoria puramente settentrionale; in un secondo tempo la spinta dell' anticiclone oceanico verso la Scandinavia ha dirottato la colata artica sulla Finlandia e sul Baltico per cui la massa d'aria ha assunto caratteristiche continentali dovute alla modificazione degli strati prossimi al suolo.
 
Movimento della massa d'aria artica marittima in bassa troposfera
 
 
L'immagine qui sotto descrive il profilo della massa d'aria artica lungo un meridiano teso dalla Norvegia alla Tunisia passante per Milano: si nota il lungo percorso dall'artico e l'elevato spessore tipico delle masse d'aria di origine marittima. Le linee isoentropiche (dotate di pari temperatura potenziale equivalente) descrivono il moto di caduta della particelle da grande altezza, per cui c'è da aspettarsi un notevole riscaldamento adiabatico durante la discesa. Se tuttavia non si è reso evidente un consistente picco termico durante l'evento favonico, ciò è stato da ricondurre alla natura della massa d'aria molto fredda: inoltre, contrariamente a quanto avviene nelle masse d'aria di origine contintentale, il raffreddamento è stato molto più consistente in quota ed il freddo si è propagato dall'alto verso il basso.
 
Profilo della colata artica lungo il meridiano 10° Est - Fonte www.wetter3.de
 
Ed ecco finalmente l'evoluzione nelle successive 48 ore: nella giornata di sabato 20 ottobre l'anticiclone oceanico ha ormai raggiunto i paesi del Baltico stringendo in una morsa  la saccatura scandinava (cut-off) e soprattutto deviando l'ex aria artica marittima con provenienza da N-NE. Durante il tragitto verso sud la colata gelida in questa occasione non ha attraversato pianure innevate e ghiacciate (come sarebbe avvenuto in inverno) onde per cui si è relativamente riscaldata nei bassi strati, diventando così instabile.
 
 
Evoluzione di sabato 20 ottobre 2007: cut-off e deviazione colata gelida da NE

 
In bassa troposfera si nota la discesa dei nuclei freddi marittimi nel loro percorso deviato attraverso i Paesi Baltici; evidente poi lo scontro sulle tiepide acque del Mediterraneo centro-orientale: ciò ha permesso lo sviluppo di una estesa e compatta nuvolosità con nevicate a quote relativamente basse sui versanti adriatici dell'Italia centro-meridionale.
 
 
 
Evouluzione di sabato 20 ottobre: discesa nuclei freddi e scontro sul Mediterraneo
 

 
In alta troposfera si nota l'evoluzione del blocking atlantico con un rovesciamento "ad S" del getto (Rex blocking) ed una corrispondente risalita caratterrizzata da forte divergenza sul mar Libico, sede di ciclogenesi.
 
 
Rex Blocking e risalita divergente del getto sul Mar Libico 
 

La fase perturbata raggiunge quindi il suo apice con aspri contrasti sull' Italia Meridionale: il tutto è messo in risalto da questa immagine mesteosat.
Un'area di instabilità diffusa sul Tirreno alimentata dall'aria artica ed una risalita tropicale continentale dalla Libia verso la Grecia, destinata ad invadere i Balcani. E' evidente un esteso settore caldo tipico delle depressioni mediterranee invernali. Si noti una masserella bianca sulla Pianura Padana: trattasi probabilmente di un residuo dell'attività convettiva che ha colpito il bergamasco-lodigiano nel pomeriggio.
 
 Sabato 20 ottobre: gli ingredienti in gioco al clou di questa fase di maltempo - FONTE http://wind.met.fu-berlin.de
 
 
La colata gelida si esaurisce nelle prime ore di domenica 21 ottobre; ormai il calo termico si è propagato in tutta Europa, l'aumento pressorio dovuto al sedimentare dell'aria fredda nei bassi strati esalterà il raffreddamento notturno: si noti che in Pianura Padana le temperature sono poco superiori a quelle della Russia. Questa osservazione evidenzia per l'appunto (data la precoce stagione) la mancanza di un serbatoio freddo sull'Europa nord-orientale e rafforza la mia convinzione circa la natura artico-marittima di questa irruzione gelida.
 
 
Conclusione dell'irruzione artica: stratificazione della massa d'aria al suolo
 
 
L'evoluzione successiva è stata caratterizzata dall'isolamento di una grossa goccia fredda tra i Balcani e lo Jonio, un vortice chiuso persistente in loco con tendenza poi a retrocedere verso occidente.
In sintesi una fase di maltempo "adriatica" che ha caratterizzato diverse stagioni invernali nell'ultimo deccennio, quando si parlava di un'Italia rovesciata con neve al sud e gran sereno sulle Alpi.
 
 
 
 
 
 
Succ.
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