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L’irruzione artica del 5 marzo 2015: un evento particolare   Inserito il› 14/11/2015 10.37.26
 

SITUAZIONE SINOTTICA IN EUROPA
 
Partiamo con la situazione meteorologica generale in Europa: come per molte fasi dell’inverno 2014/2015, è presente un campo di alta pressione (H), il quale dalle Azzorre estende la sua influenza verso l’Europa occidentale; a latitudini superiori troviamo un Vortice Polare piuttosto attivo e sbilanciato verso ovest (Canada/U.S.A.), il quale causa un forte dislivello barico in alta troposfera che dà luogo a correnti molto veloci (corrente a getto polare) da ovest fino alla Gran Bretagna.
Più a est, su Scandinavia e Russia occidentale, tale getto rallenta e si ha una barica abbastanza neutra, non prevalendo infatti basse pressioni né anticicloni “termici”, come invece spesso accade durante altri inverni.
Rare, veloci e poco durature “elevazioni” dell’anticiclone delle Azzorre hanno avvettato aria mite verso nord-est, permettendo durante l’inverno brevi incursioni di aria fredda che, in tali situazioni, penetra verso sud seguendo il ramo discendente della stessa alta pressione, raggiungendo anche la nostra Penisola; tra queste la più importante a livello di intensità e durata è avvenuta negli ultimi giorni di dicembre 2014, con particolare riferimento ai Balcani e al versante adriatico dell’Italia.
La mappa di rielaborazione sottostante si riferisce al 4 marzo 2015 e riassume la situazione.

 

 
4 marzo 2015 - Situazione meteo alle ore 12. FONTE: www.meteoweb.eu 
 
 
Ci troviamo di fronte ad un’irruzione di aria fredda di tipo artico-marittima: i massimi del freddo in quota li troviamo tra Scandinavia e Russia occidentale ( -8°C a 850hpa, libera atmosfera), dove abbiamo la figura pressoria “ibrida” di cui parlavamo prima e di certo, quindi, non vi è alcun contributo di aria artica continentale di tipo “pellicolare”, soprattutto considerando che in tali zone si registravano valori non certo “gelidi” durante l’irruzione fredda ( circa 0°C in pianura).
Non è comunque un’irruzione artico-marittima di quelle in cui gran parte dell’aria fredda entra dalla Valle del Rodano, scendendo perpendicolarmente alle Alpi e creando una bassa pressione sul Mar Ligure, foriera solitamente di maltempo anche su gran parte della Lombardia.
La mancata “rodanata classica” – in gergo meteo – trova nelle sue cause le medesime motivazioni che porteranno all’eccezionale forza dei venti in molte zone d’Italia: l’alta pressione delle Azzorre è schiacciata a nord-ovest dal violento getto polare in uscita dal Nord America, il quale, disposto esattamente ovest-est lungo i paralleli, non permette alla stessa un’elevazione apprezzabile verso nord/nord-est, ma piuttosto verso est/nord-est, cercando di fatto di “strozzare” nel più breve tempo possibile e nel poco spazio disponibile la discesa fredda sull’Italia.
Con queste premesse, dunque, era di certo necessaria la formazione di un minimo pressorio piuttosto profondo affinchè l’aria fredda potesse raggiungere in modo repentino l’Italia.
Vediamo la mappa meteo GFS con l’evoluzione descritta.
   
 
 5 marzo 2015 - Previsione GFS (quota 850hpa) per il primo mattino del 5 marzo 2015. FONTE: www.wetterzentrale.de
 
 
E’ stata scelta la carta degli 850hpa – anziché quella a 500hpa - non solo per evidenziare la mediocre quantità di aria fredda in arrivo, quanto piuttosto per mostrare la profondità barica alla stessa quota, che determina isoipse piuttosto ravvicinate (da notare che tra Tirreno e Adriatico si sono persi in meno di 24 ore quasi 20hpa!)
La mappa sottostante la considero personalmente come la migliore e più completa in ottica ventilazione e orografia – previsione sempre centrata per il mattino presto del 5 marzo 2015.
 
 
 
5 marzo 2015. Previsione GFS (quota 850hpa) ad alta risoluzione. FONTE: www.isobare.it 
 
 

Oltre a mostrare un profondo minimo di pressione nel medio-alto Adriatico, mette in evidenza un secondo minimo pressorio nei pressi della Sardegna, che fa da catalizzatore sia dell’aria fredda sfociata sull’alto Adriatico, sia di quella che ha aggirato le Alpi dal Rodano.
Osservando la barica, si notano almeno 3 zone in cui la forza del vento potrebbe essere di portata eccezionale, e per ognuna di queste la caratteristica di maggiore “pesantezza” dell’aria fredda in ingresso darà manforte; una di queste va dalle Alpi Dinariche fino alle coste della Dalmazia e della Slovenia: in particolare in tale circostanza è stata registrata una raffica di ben 241 km/h sul Monte Velebit, in territorio croato, un valore tra i più elevati mai registrati in Europa; un’altra zona di grande intensità dei venti riguarda la Sardegna.

L’area di maggiore interesse per il presente articolo segue di pari passo l’entrata dell’aria fredda dall’alto Adriatico: i venti irrompono da nord-est lungo l’alto Adriatico e coste romagnole, incanalandosi lungo le vallate dell’Appennino romagnolo e seguendone il profilo quasi piegando da est/sud-est, risalendolo e successivamente sfociando sotto forma di furiosi venti catabatici in territorio toscano; sostanzialmente, la presenza di una “forza”, o “muro” (comparto appenninico) si oppone alla direzione delle correnti, costrette quindi ad incanalarsi in un territorio più stretto (compressione), le cui deviazioni impongono rallentamenti ed accelerazioni che creano i cosiddetti minimi e massimi di pressione orografici – fenomeno noto anche come “effetto Venturi”, applicabile anche nel campo della meteorologia.

 
 
 

 
 
EVOLUZIONE E FENOMENI METEOROLOGICI
 
Evoluzione e fenomeni meteorologici: il giorno 4 marzo si verifica qualche debole pioggia su basse pianure lombarde centro-orientali, Veneto e Friuli, mentre dal tardo pomeriggio il tempo inizia a peggiorare sensibilmente in Romagna, con piogge di moderata intensità e neve solo oltre 1000/1200 metri di quota (ricordiamo che nei giorni precedenti avevamo avuto un anticipo di primavera in tutta Italia).
Nella prima parte della serata inizia ad affluire aria fredda dalla porta della bora e la pressione, attorno ai bacini del centro Italia, diminuisce in maniera repentina.
Al sud Italia, nel frattempo, si intensificano venti meridionali più miti, i quali arrivano circa sino al medio Adriatico, fornendo nel raggio di poche decine di km un ulteriore “scontro” tra le differenti masse d’aria.
Il nord Italia, ad eccezione del basso Veneto dove insisterà qualche debole piovasco, vede un progressivo miglioramento delle condizioni meteorologiche; sulle Alpi, specie trentine, lombarde e piemontesi iniziano a soffiare venti settentrionali molto forti, che irromperanno sotto forma di fohn sulle pianure del nord-ovest solamente dal primo mattino seguente.
Nel corso della serata le precipitazioni si fanno nevose al di sopra dei 500 metri lungo il versante adriatico dell’Appennino romagnolo e marchigiano, dove agisce anche un deciso effetto “stau” da est e nord-est con vere e proprie bufere di neve, mentre il vento raggiungerà la sua massima intensità – senza precipitazioni - per effetto catabatico nelle zone sottovento all’Appennino tra Levante ligure, Toscana e Umbria nel primo mattino di giovedì 5 marzo, apportando devastazione, con particolare riguardo alla Versilia e Forte dei Marmi.

Di seguito le raffiche più significative osservate durante l’evento (dati CFR-TOSCANA – AERONAUTICA), mentre lungo l’uscita delle principali vallate appenniniche si sono registrate raffiche ancora superiori e degne di un uragano di 1^ categoria (scala Saffir Simpson):

• 160 km/h sul Passo del Giogo (880 m, provincia di Firenze)
• 146 km/h alla Ferruccia (PT)
• 141 km/h a Montecchio-Subbiano (585 m – provincia di Arezzo)
• 136 km/h a Quercianella (LI)
• 130 km/h a Firenze Peretola
• 121 km/h a Castelnuovo VDC (770 m – provincia di Pisa)
• 120 Km/h a Forte dei Marmi (LU)
• 110 km/h a Legoli (PI)
• 108 km/h alla Gorgona (LI)
• 106 km/h a Radicofani (618 m – provincia di Siena)

Ecco il satellite meteo del 5 marzo 2015 offerto dal Servizio Meteorologico dell’ A.M. con una piccola rielaborazione: è incredibile notare come vi sia un confine nettissimo e delineato al millimetro tra la zona di sereno del nord Italia e il fronte perturbato in azione al centro-sud Italia e Balcani; abbiamo inoltre evidenziato con frecce rosse la zona di risalita delle correnti calde, mentre la posizione del centro di bassa pressione è facilmente intuibile
 
 
 
5 Marzo 2015: Immagine satellitare alle ore 11 UTC.  FONTE: http://www.meteoam.it - Elaborazione di Alessandro Bonvegna
 
 
Qui sotto due impressionanti immagini relative ai pesanti danni che si sono verificati a causa della forza del vento tra levante ligure, Toscana, Umbria e Marche interne: come si può notare dalla prima foto, gli alberi sono tutti caduti verso la stessa direzione: questo aspetto, unitamente a quanto spiegato sinora in relazione all’evento, oltre che alla mancanza di fenomeni temporaleschi occorsi, esclude il termine “tromba d’aria”, utilizzato impropriamente in questa circostanza da alcuni media.
 
 
 
5 marzo 2015. I danni che si sono verificati a causa della forza del vento tra levante ligure, Toscana, Umbria e Marche. 
 
 
 
5 marzo 2015. I danni che si sono verificati a causa della forza del vento tra levante ligure, Toscana, Umbria e Marche.
 
 
 
Vengono inoltre segnalate intense mareggiate con onde alte sino a 3-4 metri lungo le coste marchigiane, il tutto con vento forte, piogge intense e allagamenti. Si registrano, purtroppo, oltre a diversi feriti anche 3 vittime: una in provincia di Milano, una in provincia di Lucca e la terza a Urbino, per danni collegati alla forza del vento (caduta alberi, sbandamento autovetture, etc), danni valutabili in diversi milioni di Euro. 
 
Desidero inserire il mio breve racconto, a cui seguono due fotografie, di quanto vissuto in prima persona nei pressi del comune di Casteldelci, a 690 metri s.l.m. in Appennino riminese e vicino al valico toscano:

E’ il 3 marzo 2015, e dopo qualche giorno di primavera anticipata, mi sento abbastanza gasato perchè parrebbe arrivare un evento particolare e nuovamente invernale!
E’ infatti prevista tra il 4 e il 5 marzo la formazione di un vortice di bassa pressione sul centro Italia che richiamerà correnti fredde da nord-est in maniera piuttosto repentina, attivando venti molto forti e precipitazioni che sul lato adriatico dell’Appennino dovrebbero risultare in gran parte nevose sino a 400/500 metri s.l.m.!
Inutile dire che sono elettrizzato e che non vedo l’ora arrivi la sera del 4 marzo, ma andiamo con ordine: la notte tra il 3 e il 4 marzo mi addormento con un leggero libeccio e… fuori c’è la nebbia, e anche abbastanza fitta! Tra parentesi, dato che noi “fissati con la meteo” facciamo sempre paragoni con altri eventi del passato, mi viene un flash della sera del lontano 27 dicembre 2005, in cui vi era fitta nebbia, ed era il giorno prima della bufera di neve del 28 con fortissimi venti da ovest! Mi aspetto che la mattina del 4 ci sia già qualche debole piovasco, che invece arriverà solamente dal pomeriggio, sempre con ventilazione debole e solo a tratti moderata da sud-ovest; come al solito, malgrado le continue conferme delle carte meteo e delle classiche triorarie spulciate qua e là, da appassionato inizio a sperimentare la solita “ansia da prestazione”, nonché a pensare che sia tutto in ritardo e che nevicherà solo a notte inoltrata!
Nel tardo pomeriggio si manifesta una pioviggine fitta, sottile, con calma di vento ma con ben…8°C!! Cavolo, ma come farà a girare in neve stasera prima delle 22, come da previsioni?
Sono troppo impaziente, perciò, come ho spesso fatto durante l’inverno, prendo l’auto e vado verso le Balze di Verghereto, paese distante 9 km da me e situato a 1100 metri di quota in provincia di Forlì-Cesena, ma praticamente attaccato anche alla provincia di Arezzo; ebbene, alle Balze nevica seppur bagnato con 3°C e già con ventilazione moderata orientata da nord-est…accidenti, devo avere uno strato caldo alla mia quota, penso! Arriva sera e alle 20 nemmeno ceno, aspetto di vedere qualcosa, invece niente di niente, con mio zio che intanto mi prende anche parecchio per i fondelli, dicendo che non farà un tubo! Quando ormai penso di vedere neve solo a notte inoltrata, verso le 21 all’improvviso sento qualche bello scossone alle tapparelle delle finestre orientate a nord-est: mi catapulto di fuori e avverto subito che l’aria è più fredda, e noto che anche al buio si vede bene come la nebbiolina nevosa stia scendendo velocemente dal monte Faggiola (900 metri s.l.m.) verso il paesino di Poggio Ancisa, solo 80 metri più in alto rispetto alla mia zona! Da quel momento è un susseguirsi di eventi molto rapidi, in cui ci lascio anche il cuore, come si suol dire: prima neve bagnata con qualche fiocco già asciutto, ma in breve tempo si vedono certi “sciami” nevosi intensi che restano sospesi in aria qualche secondo per poi danzare con le raffiche, tanto che alcuni di questi mini-blizzard li vedo partire dal lampione appena a nord-est di casa mia e in breve raggiungere i lampioni di un paesino 500 metri a sud-ovest di me. Insomma, entro le 22 è già bufera, con il vento che aumenta in maniera considerevole e la temperatura ormai verso gli 0°C (che calo in così poco tempo!);  in nottata si verificano raffiche molto violente in un turbinio nevoso impressionante, mentre in casa è tutto un fischio. Tra adrenalina e gioia, inizio a sentirmi un po’ come nell’Overlook Hotel del film “Shining”, finchè verso mattina presto del 5 marzo sembra esagerare a livello di vento, infatti a tratti trema la casa, con visibilità esterna pressoché nulla!
Nevicherà fino alla tarda mattinata, sempre con raffiche di vento di cui di rado sono stato testimone, specie in caso di nevicata! Intanto apprendo che si stanno verificando parecchi danni per il vento un po’ ovunque, soprattutto nella vicina Toscana (al valico danni a tetti e alberi).
Misurerò circa 20/25 cm di neve in campo aperto, ma nella foto curiosa che vedrete sotto questo racconto, noterete come alcuni alberi e i versanti dell’Appennino rivolti a nord-est siano spogli di neve, come fosse nevicato a chiazze (in realtà la causa è ovviamente il vento)
Danni a parte, resterà il ricordo di una notte insonne, quella di un grande saluto all’inverno, oltre che un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita!
 
 
 
 
5 marzo 2015, mattina. Puntamento verso nord: si notano diverse zone rivolte a est/nord-est spoglie dalla neve lungo il versante del monte Faggiola. Autore: Alessandro Bonvegna 
 
  
5 marzo 2015. Accumulo su auto parcheggiate in zona più protetta dal vento 
Autore: Alessandro Bonvegna
 

E in Lombardia cos’è avvenuto nel frattempo?
Come già scritto nell’articolo, le uniche deboli e temporanee precipitazioni piovose hanno riguardato la parte meridionale della regione durante la giornata del 4 marzo, seguite da un miglioramento del tempo anche in queste zone.
Dal primo mattino del 5 marzo, in concomitanza con il minimo pressorio in piena azione nel centro Italia, si sono attivate intense correnti settentrionali anche sulla nostra regione, frutto del dislivello barico che si è venuto a creare grazie all’alta pressione in imminente arrivo dalla Francia, che poco a poco tendeva a distendersi verso sud-est.
Nell’orario di massima intensità dei venti – sia al suolo che in quota – essi hanno assunto predominante disposizione tra nord e nord-est, in accordo con la curvatura delle isoipse a 850hpa.
In Lombardia, in questa situazione, l’entrata dell’aria fredda principale viene frenata dal contrafforte alpino, e mentre nel centro Italia -versante adriatico- è riuscita ad entrare l’isoterma di circa -6°C a 850hpa grazie ai fortissimi venti di bora, sulla nostra regione, escludendo le Alpi, abbiamo avuto l’ingresso di una -3°C.
In pianura la ventilazione è risultata forte da nord (60/65 km/h) – sebbene non a livelli eccezionali – soprattutto su ovest Lombardia ma anche nella zona del lago di Garda, portando con sé il classico crollo dell’ u.r. (umidità relativa) per effetto “fohn”; un’altra zona di pianura in cui si sono presentati venti moderato/forti è stato l’estremo sud-est della regione (parte del mantovano) con ventilazione orientata tra est/nord-est (residui di bora veneta e friulana), mentre la pianura centrale lombarda (cremasco, bassa bergamasca, lodigiano orientale) si è venuta a trovare nel mezzo tra queste differenti ventilazioni al suolo, registrando picchi massimi attorno ai soli 30 km/h, con direzione del vento spesso variabile in quest’area.
Il picco di vento in Lombardia, come in molti altri casi analoghi, si è presentato agli sbocchi della Valtellina e alto Lario nel lecchese, con punte anche oltre 100 km/h!
 
 
 
 
  
5 marzo 2015 alle ore 11:40 a.m. Intensità e direzione dei venti il con evidenza delle aree più interessate In Lombardia e zone limitrofe (aree cerchiate in blu) – Fonte: www.centrometeolombardo.com
 
 
Alessandro Bonvegna
 
 
 
 
 
 
 
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