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La straordinaria ondata di gelo del Febbraio 2012 - IIª parte   Inserito il› 28/03/2012 6.34.04
 
 
 
 
QUALCHE CONSIDERAZIONE SULLE TEMPERATURE IN LOMBARDIA
di Bruno Grillini
 
 
Come si è visto, il fattore più significativo sulla nostra Regione è stata la temperatura, che per diversi giorni ha raggiunto valori inusuali (si veda al capitolo successivo un confronto con le più severe ondate di gelo dell’ultimo secolo).
La diffusione capillare delle stazioni della rete CML ci consente di osservare alcune particolarità nella distribuzione delle temperature “eccellenti” sul territorio.
 
La carta delle temperature minime assolute registrate nel mese di febbraio 2012, pur tracciata con una graduazione piuttosto larga (di 5 in 5 gradi) mostra innanzitutto una scarsa correlazione tra temperatura e altitudine, come c’è da attendersi in situazioni di irraggiamento notturno. Le aree con valori più bassi sono, infatti, collocate in due aree antitetiche: le Alpi retiche e le prealpi bresciane da un lato, e la pianura pavese-alessandrina dall’altro. Si tenga conto che la rappresentazione grafica considera solo i dati accertati: è molto probabile che localmente si siano toccati valori inferiori, soprattutto in aperta campagna, in località prive di stazioni.
Tipicamente meno acute sono le temperature lungo la fascia pedemontana, oltre alle sponde lacuali (dove comunque è stato diffusamente superato il valore di -5°C.
 
 
 
Febbraio 2012 - Temperatura minima assoluta - Dati estrapolati dalla rete CML, elaborazione di Bruno Grillini
 
 
 
Quanto sopra accennato è rilevabile in dettaglio dalla tabella delle temperature in assoluto più basse  rilevate nella nostra rete, a partire dai -17 °C in giù:
 
 
 
Febbraio 2012 - Temperature minime più basse. Dati estrapolati dalla rete CML: soglia -17°C
 
 
 
Le minime assolute sono appannaggio della conca di Livigno, che somma gli effetti dell’altitudine con quelli dell’irraggiamento; non si creda però che i -30,7°C di Forcola, e tanto più i -26,2°C di Teola siano valori rarissimi. Le altre stazioni di alta quota hanno rilevato valori tra i -18°C e i -20°C.
Appare rilevante, invece, la comparsa, in questa classifica, di alcune località dell’alessandrino e della Lomellina, che spuntano valori simili alle stazioni poste a 1.800-2.000 metri sulle Alpi.
In effetti, appare interessante suddividere i valori osservati per fasce altimetriche:
 
 
 

Febbraio 2012 - Distribuzione delle temperature minime assolute - Dati estrapolati dalla rete CML  Distribuzione valori per fasce altimetriche: valori estremi e valori medi per fascia

 
 
 
Febbraio 2012: rappresentazione grafica della distribuzione delle temperature minime assolute rilevate - Dati estrapolati dalla rete di stazioni CML, distribuite per fasce altimetriche: valori estremi e valori medi per fascia. Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 
 
La distribuzione, sia per i valori di punta che – soprattutto – per la media dei valori rilevati fra tutte le stazioni appartenenti alla fascia, rispecchia questo andamento: a parte la punta particolare del livignasco, i valori più bassi sono ai due estremi della scala altimetrica, mentre la bassa fascia collinare (fra i 200 e i 300 metri) si presenta come la più mite.
Un grafico “a dispersione” dei valori minimi in relazione all’altitudine suggerisce qualche altra breve considerazione:
 
 
 
 
 
Febbraio 2012: grafico "a dispersione" delle temperature minime assolute rilevate dalla rete di stazioni CML, in relazione alla quota altimetrica. Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 
Le stazioni di pianura e bassa collina registrano, nel loro insieme, valori estremamente variabili, compresi per lo più tra i -18°C e i -5°C, in relazione alle caratteristiche topografiche e di posizionamento del sito di osservazione.
Al di sopra di questa quota, è invece molto più evidente l’influenza dell’altitudine, con la solita eccezione delle stazioni livignasche.
L’altro aspetto rilevante a proposito di temperature, è stato il numero di "giornate di ghiaccio", ossia dei giorni in cui la temperatura massima è rimasta al di sotto dello zero.
 
 
 

Febbraio 2012 - Numero di "giornate di ghiaccio", ovvero con temperature massime negative - Dati estrapolati dalla rete CML, elaborazione di Bruno Grillini.

 
 
 

La distribuzione sul territorio di questo parametro mostra una certa analogia con quella delle temperature minime, ma in questo caso l’altitudine ha un’influenza molto maggiore sul mantenimento delle basse temperature; sicché nel pavese, lodigiano e varesotto le giornate di ghiaccio hanno superato il numero di 10, mentre alle quote alpine queste sono state più di 15 e, localmente (come del resto c’è da attendersi nella stagione invernale) hanno coperto quasi tutto il periodo preso in esame.
Nella maggior parte delle zone di pianura queste sono state di poco inferiori a 10, scendendo a meno di 5 lungo i laghi e nelle basse valli alpine. Solo una stazione lariana (salvo errori di sovrastima locale) e il fondovalle trentino risultano privi di giornate di ghiaccio.
Ma quanto può ritenersi eccezionale la frequenza di giorni di ghiaccio verificatasi in questa occasione? Utilizzando i dati di Milano Linate, tracciamo il quadro della frequenza di questo parametro dagli anni 50 a oggi, anticipando così il tema dell’ultima parte di questo articolo:

 
 
 
Giorni con temperatura massima inferiore a zero ("giornate di ghiaccio") per stagione invernale (sopra) e per il solo mese di febbraio (sotto), dal 1951 al 2012 a Milano Linate - FONTE: www.tutiempo.net - Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 

Pur tenendo conto delle modifiche di strumentazione e dell’urbanizzazione che è andata avanzando nei dintorni dell’aeroporto di Linate, è evidente la forte diminuzione dei giorni di ghiaccio  verificatasi a partire dagli anni 90. Si consideri però che la maggior parte dei giorni di ghiaccio del passato era dovuta alle nebbie persistenti e non ad irruzioni gelide con temperature sotto zero e cielo sereno. Riveste quindi il carattere di eccezionalità il valore di quest’anno, che sembra riportarci ad altri tempi.
Eccezionalità ancora più significativa osservando la parte inferiore del grafico, riferita al solo mese di febbraio: infatti la maggior parte dei giorni di ghiaccio si verifica quando la durata del soleggiamento è minima, ossia in dicembre e poi in gennaio; solo il 1956 gareggia con il 2012 per la loro frequenza in febbraio.

 
 
 
 
 
 
CONFRONTI CLIMATICI TRA L'EPISODIO DEL FEBBRAIO 2012 E...
...QUELLI DEL 1956, 1985 e 1991
di Bruno Grillini
 
 
Ci sono veramente analogie tra l’evento invernale verificatosi nel febbraio di quest’anno e il “mitico” febbraio 1956? E rispetto agli altri importanti episodi di freddo intenso degli ultimi decenni?
Cerchiamo di rispondere, in questa parte dell’articolo, sulla base dei dati oggettivi, ossia degli “effetti” misurabili sul territorio, rimandando alle parti successive per quanto riguarda le “cause”.
Come si può leggere nell’ ”Atlante dei climi e dei microclimi” edito dal CML, a pagina 103, l’inverno del 1956 è ricordato come eccezionale, ma per la nostra regione non fu caratterizzato da nevicate importanti quanto da record di temperature, e viceversa in altre regioni italiane alcuni record sono stati battuti in annate diverse come ad esempio l’85.
Per definire “storico” un evento, non limitandosi a un singolo fattore o a una singola località, occorre guardarne non solo l’eccezionalità, ma anche l’estensione: in questo senso il ’56 resta imbattibile, mentre per taluni aspetti l’evento del 2012 può concorrere con esso, insieme al gennaio 1985 e anche al febbraio 1991.
La propagazione del freddo dall’Asia verso l’Europa centrale e il Mediterraneo ha inizialmente proposto valori molto simili a quelli verificatisi nel ’56, e curiosamente quasi negli stessi giorni dell’anno.   
Possiamo osservare l’avanzata della isoterma di -10°C al suolo alle ore 06Z del mattino dal 29 gennaio al 4 febbraio di quest’anno:
 
 
 
29 gennaio - 4 febbraio 2012 - Isoterma di -10°C al suolo alle ore 06Z - FONTE: dati COLA / IGES, www.iges.org, Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 
L’avanzata del freddo è piuttosto lenta, le curve sono tracciate ogni 48 ore. Si confronti con la stessa isoterma nel ’56 (ricavata da osservazioni dirette dell’epoca, non si tratta di “rianalisi”): l’entità del freddo è identica, così come il percorso, ma l’irruzione è molto più veloce: in tre giorni viene coperto il tragitto che nel 2012 ne richiede 6, e la -10°C, invadendo tutta la Francia, sfocia sulle coste del Mediterraneo, cosa  che quest’anno non è avvenuta.
 
 
 
29 gennaio - 2 febbraio 1956 - Isoterma di -10°C al suolo alle ore 06Z - FONTE: dati COLA / IGES, www.www.iges.org FONTE: dati del Royal Meteorological Office, www.metoffice.gov.uk. Elaborazion di Bruno Grillini.
 
 
 
La massima estensione del freddo in Europa – sempre utilizzando le osservazioni al suolo delle ore 06 Z – può identificarsi nel giorno 3 febbraio:
 
 
 
3 febbraio 2012, ore 06Z: Isoterme al suolo - - FONTE: dati COLA / IGES, www.www.iges.org, Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 
Se confrontiamo la stessa carta per il 1956 (tratta dall’”Atlante”), possiamo dire che l’invasione del 2012 è forse anche più estesa di quella del '56:
 
 
 
2 febbraio 1956: isoterme al suolo alle ore 06Z (elaborazione a partire da dati riportati nei registri del Royal Meteorological Office). Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 
Cerchiamo di vedere, allora, quali altre caratteristiche distinguono un evento dall’altro, e dagli altri paragonabili ad essi.
Poniamo a confronto l’andamento delle temperature rilevate alla quota di 850 hpa nei quattro episodi invernali più importanti, con l’avvertenza però che per il 1956 si tratta di interpolazioni ricavate dalle carte di rianalisi, e quindi hanno un’approssimazione elevata e non vanno prese alla lettera.
 
 
 
Temperature alla isosuperficie di 850 hpa rilevate a Milano Linate in un periodo di 27 giorni negli inverni 1956, 1985, 1991, 2012 (elaborazione su dati forniti da University of Wyoming – Department of Atmospheric Science; per il 1956, interpolazione dalle rianalisi pubblicate da www.wetterzentrale.de). Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 
E’ evidente innanzitutto l’andamento graduale dell’entrata fredda nel 2012, con una diminuzione che si è prolungata per 12 giorni: nel '56 l’irruzione fu improvvisa e - pur con le approssimazioni di cui sopra – si può vedere come in tre giorni venisse raggiunto il picco massimo di gelo in quota.
Nell’85 ci fu una prima fase di freddo moderato (intono ai -5°C) cui seguì un’irruzione piuttosto rapida intorno al decimo giorno, paragonabile con quella del '56.
Molto discontinuo invece, e non paragonabile a questi, l’andamento in quota del 1991.
Un punto di monitoraggio molto significativo per le irruzioni da est è Trieste, poiché il grande freddo entra direttamente dalla porta della bora: osservando la temperatura massima registrata a Trieste si ha il polso dell’intensità del freddo in arrivo.
 
 
 

Inverni 1956, 1985, 1991 e 2012: Temperature massime registrate a Trieste. FONTE: www.tutiempo.net - Elaborazione di Bruno Grillini.

 
 
 
 
 
Nel grafico, i giorni sono di gennaio-febbraio per tutte le annate tranne l’85 che è riferito a dicembre '84 - gennaio '85. 
Come si vede, il '56 in questo senso è imbattibile, con circa 11 giornate in cui la temperatura non superò lo zero, e tre irruzioni ben identificabili nei giorni 1 febbraio, 10, e 18. Anche nell’85 è visibile l’irruzione del 5-7 gennaio che prolungò il gelo (e quindi l’irruzione) fino al giorno 9.
Quest’anno si osserva un andamento simile all’85, ma anticipato di 6 giorni nel grafico, e con punte leggermente meno acute.
Non paragonabile il '91, quando solo il giorno 6 febbraio si verifica un’importante entrata della bora.
In parallelo alle temperature massime si possono vedere le velocità (medie giornaliere) del vento, sempre alla stazione di Trieste:
 
 
 
 
Inverni 1956, 1985, 1991 e 2012: Velocità media giornaliera del vento registrata a Trieste. FONTE: www.tutiempo.net - Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 
L’andamento riproduce praticamente quanto visto nelle temperature: tre irruzioni nel '56, imbattute per velocità media  del vento; in questo grafico il 2012 risulta ancora molto significativo, con velocità elevate per più giorni. Discontinuo l’85, e quasi irrilevante il 1991.
Passiamo allora a confrontare gli andamenti termometrici sulla nostra regione, utilizzando la stazione di Milano Linate come riferimento (in quanto ne abbiamo i dati fin dal '56), pur tenendo conto del cambio di strumentazione, di posizione della stazione di rilevamento, e dell’urbanizzazione circostante che rendono il confronto quanto meno approssimativo.
 
 
 
 
Inverni 1956, 1985, 1991 e 2012: Temperature minime registrate a Linate. FONTE: www.tutiempo.net - Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 
 
L’andamento delle temperature minime, nella prima settimana dell’evento è pressoché identico in tutte le quattro annate.
Poi, il '56 ha una leggera pausa – che troviamo anche nel 2012 e nel 1991 – per poi mostrare un affondo dopo l’irruzione del 10 febbraio: un leggero "ritorno di fiamma" lo mostra anche il '91, mentre il 2012 fallisce con la seconda irruzione cui segue un rapido riscaldamento.
Diverso l’andamento dell’85, che anticipa il periodo di maggior gelo, e poi sale rapidamente in coincidenza con il “nevone” dei giorni 13 gennaio e seguenti.  Il '56 vince, su tutti, per durata.
 
 
 
 
Inverni 1956, 1985, 1991 e 2012: Temperature massime registrate a Linate. FONTE: www.tutiempo.net - Elaborazione di Bruno Grillini
 
 
 
 

Anche con le temperature massime la prima settimana è simile fra tutte; nel prosieguo tuttavia è l’85 che mostra la più lunga sequenza di giornate di ghiaccio (dal 6 al 15 gennaio) battendo, soprattutto nei valori, anche il '56.
Il 2012, cominciato fra i migliori e quasi identico al 56, cessa di essere significativo a partire dal giorno 12.
Non concorrenziale i 1991, che resta sotto zero solo per quattro giornate, e si riscalda già dal giorno 10.
Per valutare meglio l’eccezionalità dei valori riscontrati è però opportuno considerare il periodo dell’anno in cui questi si sono verificati: è evidente che gennaio ha medie più basse rispetto a febbraio. Rapportiamo quindi gli stessi valori alle medie decadiche del trentennio 1961-90 (avremmo risultati simili, anche se spostati in basso di 1 o 2 gradi, adoperando per confronto il trentennio successivo):

 
 
 
 
Scostamenti delle temperature minime giornaliere di Milano Linate rispetto al trentennio 1961-70 (FONTE: www.tutiempo.net; medie di raffronto da CLINO Aeronautica Militare). Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 

Scostamenti delle temperature massime giornaliere di Milano Linate rispetto al trentennio 1961-70 (FONTE: www.tutiempo.net; medie di raffronto da CLINO Aeronautica Militare). Elaborazione di Bruno Grillini.

 
 
 
Con questo raffronto, naturalmente, l’85 perde importanza rispetto al '56. Si noti che il '56 raggiunge minime di 15 gradi sotto la media del trentennio (record assoluto) per quattro giorni consecutivi, e resta sotto media fino al 24 febbraio; come durata, anche il 1991 rimane significativamente sotto media fino al 24.
Con le temperature massime, il '56 è sotto media fino al 27, con punte di 13 gradi al di sotto, ed è significativo il perdurare di valori tra 5 e 10 gradi sotto la media ancora a 20-25 giorni dall’inizio dell’evento. Anche l’85 rimane sotto media quasi per la stessa durata; meno performanti, invece, il 91 e ancor più il 2012.
Sviluppando il tema delle temperature, abbiamo verificato il valore medio per decadi e per mese estendendolo, in tutte e quattro le annate, a entrambi i mesi di gennaio e febbraio.
 
 
 
 
Temperatura media per decadi e per mesi a Milano Linate nei periodi in esame - FONTE: www.tutiempo.net; medie trentennali da fonte A.M.). Elaboriazione di Bruno Grillini.
 
 
 
 

Prendendo in esame le minime, la decade più fredda è la seconda di febbraio '56, seguita dalla prima di gennaio '85; nelle temperature massime i due posti si scambiano.
Tornando alle minime, si nota però che il 1991 vanta tre decadi consecutive molto fredde, mentre il '56 ne ha solo due.
Il 1991 perde colpi invece passando alle massime, che sono sempre molto più alte rispetto al '56.
La persistenza di periodi sotto media nel '91 e nell’85 fa sì che questi due inverni, risultino complessivamente piuttosto freddi: addirittura superano il '56 rispettivamente nelle minime il 1991, e nelle massime il 1985.
Per un colpo d’occhio, sono colorate in azzurro le caselle dei periodi che risultano sotto media in confronto al trentennio 61-90: si vede come per il '56 il sottomedia è limitato al mese di febbraio, mentre l’85 è sotto media sia nelle massime che nelle minime per entrambi i mesi.
In questo quadro, il 2012 può vantare una buona concorrenza solo con la prima decade di febbraio nei confronti del 56 e del 91: risulta al quinto posto come decade nelle minime, a pari merito con l’omologa decade del '91; e al quinto posto anche nelle massime.
Come media mensile il febbraio 2012 è al quarto posto per le minime, ma al sesto per le massime.
Si noti però come il calcolo delle medie mensili sia un po’ fuorviante: se prendiamo le tre decadi fredde del 91, che cadono a cavallo di due mesi diversi, avremmo -7,3 come media minime e 3,3 come media massime: per le minime sarebbe addirittura il mese più freddo di sempre, mentre per le massime verrebbe al terzo posto dopo i due “big” (febbraio '56 e gennaio '85).
In che cosa dunque il 56 è stato “storico” ? E gli altri inverni?
Il ricordo del '56 è legato intanto – come si è detto prima – all’estensione del territorio interessato da temperature eccezionali (quest’anno il sud Italia non è stato raggiunto), accompagnate da frequenti nevicate soprattutto nell’Appennino centromeridionale, e dalla sua durata, come si è già osservato.
Nella figura seguente riportiamo l’altezza del manto nevoso rilevata dal Servizio Idrografico il giorno 20 febbraio 1956: si tenga conto che all’estremo sud, ed in particolare in Puglia, si erano avute nevicate intorno al 10, poi sciolte dallo scirocco, mentre altrove questa data rappresenta quasi ovunque il massimo del mese:

 
 
 
Altezza del manto nevoso al 20 febbraio 1956 (fonte: Annali Idrologici del Ministero Lavori Pubblici – Parte Prima, 1956 – Fascicoli di 12 compartimenti). Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
 
Si notino le analogie e le differenze con il 2012 (i cui valori massimi del manto nevoso sono riportati nella prima parte dell'articolo: si rimanda all'apposita immagine).
Nevicate abbondanti su tutto l’Appennino, soprattutto tra l’Abruzzo e la Lucania, con accumuli di oltre un metro anche a quote di 600/800 metri. Il massimo di 240 cm è relativo alla nota località di Capracotta, a quota 1400 metri.
Abbondante la neve anche sull’Appennino marchigiano, ma qui il 2012 ha battuto il '56 con il valore record di 200 cm a Urbino.
Simile la situazione in Romagna, con valori discontinui, allora come oggi; pochi centimetri lungo le coste abruzzesi.
Al nord, poca neve sulle Alpi, ma Veneto innevato (cosa che è mancata nel 2012), e neve anche sulle coste liguri.
Sulle isole maggiori, sono segnalate nevicate quasi ovunque, ma a bassa quota gli accumuli sono nulli.
Per completare gli elementi significativi delle quattro annate e individuare quali di esse possono  considerarsi “storiche”, prendiamo a riferimento alcune località della rete AM, rappresentative delle diverse regioni climatiche italiane:
 
 
 
 
Temperature minime assolute e giorni con neve in alcune stazioni della rete A.M. - FONTE: www.tutiempo.net con rettifiche da fonti diverse). Elabrorazione di Bruno Grillini.
 
 
 
 
Riguardo alla temperatura minima assoluta, per Linate il '56 fa record, e le annate seguenti risalgono di un grado ciascuna: si potrebbe forse dire che si equivalgono, tenuto conto della progressiva urbanizzazione di Milano… Conteggiando invece il numero di giorni con neve, il '56 ne conta di più, anche se l’85 è ricordato proprio per la neve.
Per il versante adriatico, rappresentato da Falconara, non ci sono dati confrontabili con il 56: è evidente però che il 2012 emerge come numero di giorni con neve e non certamente come punta minima di temperatura. Viceversa, il '91 ebbe una buona punta di freddo e pochi giorni con neve.
Per Trieste, il '56 ha avuto le più frequenti incursioni di bora con neve e punte termiche assolute, mentre le tre annate successive sono pressoché uguali fra loro.
A Firenze, pur non avendo paragoni con il '56, sappiamo per certo che il record di freddo si ebbe nell’85; trascurabile invece il valore del 2012, mentre le nevicate sono state più frequenti quest’anno rispetto al passato.
A Roma, freddo record, come per Firenze, nell’85; quest’anno, nonostante le nevicate, il freddo non è stato significativo. Il 56 è ricordato, invece, per le continue occasioni di neve (10 giorni a Ciampino).
Napoli infine, per il sud Italia, mostra che il '56 è stato record quanto a temperatura e a giorni con neve; poco importanti le altre annate.
In conclusione, c’è da ritenere imbattuto il febbraio 56 se guardiamo la sua estensione su tutto il Paese e la persistenza del gelo, a causa delle ripetute irruzioni da est; in particolare, il sud Italia fu il più penalizzato, con frequenti nevicate anche sulle coste.
L’85 fu record per le punte di freddo in centro Italia e l’altezza neve al Nordovest.
Il '91 ha rilevanza solo statistica nei calcoli delle medie, ma non resta nella storia né per estensione, né per punte record né per nevicate.
Il 2012 costituisce record per la quantità di neve nell’Appennino marchigiano, ma per gli altri parametri si avvicina ora a uno ora all’altro dei motivi di eccezionalità,  senza mai conquistare il primo posto.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Prec.
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