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Autunno 2010: il maltempo di Ognissanti - 2a parte   Inserito il› 24/11/2010 13.51.39
 
 
INQUADRAMENTO SINOTTICO A SCALA CONTINENTALE
a cura di Matteo Dei Cas
 
 
Anche la "fase di maltempo di Ognissanti", come del resto le più tipiche configurazioni perturbate del tardo autunno, è stata caratterizzata da uno scambio meridiano a scala continentale di notevole entità. L'occhio del satellite sullo scacchiere europeo è quanto mai eloquente e ci riporta proprio a quelle situazioni "in vecchio stile di Baroniana memoria": si osservi infatti quel cammino lastricato condotto dall'aria fredda, che si getta come un fiume nel Mare di Alboran...ebbene, ecco che il tempo si guasta ed anche in modo severo sull'Italia, grazie al gioco di sponda delle nubi che risalgono dal Mediterraneo per invadere la maggior parte delle nostre regioni, portando piogge insistenti ed in alcuni casi abbondanti...
 
 
 
 
31 Ottobre 2010, ore 2.30 UTC - Animazione Meteosat nell'infrarosso - FONTE: www.sat24.com
Per visualizzare la moviola cliccare sopra l'immagine
 
 
 
Abbandoniamo a questo punto i "toni poetici" della meteorologia descrittiva ed entriamo un po' più nei dettagli tecnici, iniziando la nostra analisi dal settore più alto della troposfera: alla superficie di 300 hPa, dove nel semestre freddo risiede la corrente a getto. Gli scambi meridiani sono caratterizzati da una caduta di latitudine del ramo polare della corrente a getto: la pulsazione della corrente determina sempre - per principio di conservazione della quantità di moto, e quindi di energia - una risposta di pari intensità del tutto simile all'urto elastico di una biglia lungo la sponda di un tavolo da biliardo.  Ecco quindi lo sviluppo di una delle tipiche ondulazioni cicloniche dell'autunno, con la corrente a getto che si getta sulla Penisola Iberica - sostenuta ad Ovest da un aumento di pressione a tutte le quote. La risalita inevitabile della corrente a getto descrive una saccatura stretta e molto profonda, che delimita a sua volta una seconda onda di alta pressione sull'Europa Orientale. L'elevata ampiezza dell'onda fa sì che tutto il sistema perturbato possa traslare verso Est molto lentamente e questo non "gioca certamente a favore" di una risoluzione del maltempo, che può quindi assumere caratteri di persistenza.
Come possiamo osservare nella mappa sottostante, la corrente a getto è risalita da SudOvest in direzione dell'Italia sorvolando il comparto centro-occidentale del Mediterraneo. Proprio questo settore è stato per l'appunto - nella giornata di Domenica 31 Ottobre - una sede di intensa ciclogenesi: per quale ragione? L'accelerazione della corrente a getto lungo il braccio ascendente della saccatura comporta una divergenza orizzontale o più semplicemente una fuoriuscita del flusso, per cui gli strati d'aria superiori della colonna tendono a rarefarsi, richiamando quindi a loro volta - sempre in ottemperanza al principio di conservazione di massa - un nuovo contributo dagli strati inferiori. Nel nostro caso la divergenza della corrente a getto si è osservata sul tratto di mare compreso tra le Isole Baleari ed il Golfo del Leone, dove come vedremo si è sviluppata la depressione responsabile della fase di maltempo.
 
 
 
 31 Ottobre 2010, 12Z: Analisi GFS linee di flusso a 300 hPa - FONTE: www.wetterzentrale.de - Elaborazione di Matteo Dei Cas
 
 
 
 
E' interessante ricostruire le varie fasi dell'azione perturbata, concentrando il nostro interesse in particolare sulle condizioni in media troposfera, che ricalcano in modo evidente l'evoluzione della saccatura originatasi da una pulsazione del comparto islandese del Vortice Polare, ormai in piena forma come è giusto che sia con l'avanzare dell'autunno. L'ondulazione ciclonica ha tratto origine a sua volta innanzitutto da una pulsazione ciclonica in sede canadese, con la conseguente spinta verso NordEst dell'anticiclone delle Azzorre, temporaneamente "quiescente" nella sua abituale sede, disteso lungo i paralleli dell'Atlantico. Nei giorni compresi tra Sabato 30 e Domenica 31 Ottobre l'affondo nordatlantico ha quindi raggiunto il Mediterraneo Occidentale, dando origine ad una profonda "saccatura a V", stretta tra l'anticiclone delle Azzorre ed il collega subtropicale, che per buona parte della settimana aveva dominato lo scenario italiano. 
Una tale ondulazione ciclonica, fin tanto che viene alimentata dalla discesa di aria fredda, continua a "sfornare" una serie di depressioni mobili che risalgono verso NordEst seguendo il ramo ascendente della corrente a getto, tanto da interessare per più giorni le medesime zone; il tutto sostenuto tra l'altro da un intenso flusso di correnti meridionali, particolarmente arricchite di calore e di energia.
Fortunatamente però nel nostro caso la spinta verso Est dell'anticiclone delle Azzorre ha richiuso "in tempo" il canale depressionario, ponendo termine alla discesa fredda, tanto da ridurre in modo importante il carburante che alimentava la saccatura. La mappa relativa al 1° Novembre evidenzia per l'appunto il Cut-Off dell'onda ciclonica, con l'estensione di un ponte di alta pressione dall'Altantico verso l'Europa dell'Est concomitante ad un ricompattamento del vortice polare e ad un ripristino del flusso occidentale semizonale sul NordEuropa.
In realtà l'isolamento del vortice depressionario sul Tirreno non è coinciso con un immediato miglioramento del tempo, in quanto la goccia fredda si è assorbita piuttosto lentamente, mantenendosi per così dire "baroclina", ovvero dinamicamente sostenuta alle quote medio-alte e pertanto destinata a dissipare lentamente per attrito la propria energia.
Soltanto Mercoledì 3 Novembre il vortice freddo, ormai sopra i cieli del Tirreno Meridionale, si è attenuato del tutto, sotto l'incalzare prepotente di un anticiclone delle Azzorre in grande forma: si è così conclusa ufficialmente una fase di forte maltempo autunnale, breve ed intensa, che a fasi alterne ha interessato tutto il nostro paese, provocando in alcune regioni anche disastrosi risvolti sull'assetto idro-geologico.
 
 
 
29 Ottobre - 3 Novembre 2010: Analisi GFS isobare al suolo e geopoteziali a 500 hPa
FONTE: www.wetterzentrale.de - Elaborazione di Matteo Dei Cas 
 
 
 
Uno sguardo in bassa troposfera ci consente di stabilire la natura delle masse d'aria che si sono fronteggiate durante l'evento: l'attenzione si rivolge in particolare alla prima fase, quella di Domenica 31 Ottobre, caratterizzata dal canale depressionario attivamente alimentato da una discesa di aria fredda nordoceanica. La massa d'aria, proveniente dal lontano Canada, ha lambito i margini superiori dell'anticiclone delle Azzorre poco sopra i 50° di latitudine, dove normalmente è collocato il fronte polare, quella linea di discontinuità che normalmente suddivide le masse d'aria fredda e calda delle latitudini intermedie, tecnicamente definite "polari".
L'ingresso di aria polare fredda marittima (mPk) nel Mare di Alboran fino alle coste del NordAfrica ha inevitabilmente innescato una risalita di aria tropicale marittima (mT) dall'Entroterra Algerino, pertanto con caratteristiche più spiccatamente continentali. La massa d'aria calda poi, sorvolando per diverse centinaia di chilometri il nostro mare, si sarebbe nuovamente arricchita di vapore e di energia, al punto da tornare ad essere potenzialmente instabile.
 
 
 
  

31 Ottobre 2010, 12Z: Analisi GFS isoterme e geopoteziali ad 850 hPa - FONTE: www.wetterzentrale.de - Elaborazione di Matteo Dei Cas

 
 
Concludiamo l'analisi sinottica a scala continentale avvalendoci delle tradizionali mappe sinottiche tracciate al suolo, per meglio comprendere l'azione dei fronti ed il comportamento dei minimi di bassa pressione.
Distinguiamo innanzitutto l'ingresso di due perturbazioni atlantiche nel Mediterraneo, in realtà davvero molto ravvicinate tra loro, tanto che la loro differente natura potrebbe essere passata del tutto inosservata.
Il primo fronte freddo annesso alla depressione di Islanda - quella denominata "Wanda" - ha attraversato piuttosto velocemente le nostre regioni tra Sabato notte e Domenica mattina, dando luogo ad un modesto peggioramento.
A distanza di poche ore - dopo una breve attenuazione dei fenomeni - il tempo è peggiorato in modo rapido ed incisivo per l'ingresso di una nuova intensa perturbazione in discesa dal NordAtlantico, battezzata con il nome "Xanthieppe".
Questo secondo e più intenso impulso perturbato ha dato origine ad una spiccata ciclogenesi sul Golfo del Leone, con lo sviluppo della depressione responsabile del "Maltempo di Ognissanti". Il fronte occluso si è invorticato sul Tirreno per oltre quarantotto ore, "consumandosi sul posto" al punto da esaurire le proprie nubi fino all'ultima goccia di pioggia!
 
 
 
 
29 Ottobre - 3 Novembre 2010: Analisi sinottica al suolo - Berlin, Institut für Meteorologie - FONTE: www.met.fu-berlin.de
 
 
 
ANALISI A SCALA LOCALE
a cura di Matteo Dei Cas
 
 
Prima di addentrarci nella reanalisi a mesoscala dell'evento, è bene fare una breve premessa a carattere generale sull'autunno e sulla diversa distribuzione del calore tra il mare e la terraferma. A partire dal mese di settembre assume importanza in modo drastico il calo  della radiazione solare, per cui i continenti si raffreddano molto più rapidamente dei mari circostanti. Ecco quindi che il mare costituisce un grosso serbatoio di energia convettiva, che può essere rilasciata sottoforma di calore latente di condensazione nello sviluppo dei corpi nuvolosi. Per questo motivo, i temporali più frequenti ed intensi che possano interessare i nostri paesi mediterranei, hanno in autunno origine quasi sempre sul mare; tutto il contrario quindi di quanto avviene in estate, quando la totalità dell'energia si concentra nelle pianure surriscaldate e dalle coste sopraggiunge invece aria più mite e stabile.
Osserviamo a questo punto la mappa sottostante, relativa alla temperatura media superficiale delle acque (SST) del Mediterraneo estrapolata dalle elaborazioni del Meteosat 9 nel periodo relativo alla nostra fase perturbata, ovvero tra il 28 Ottobre ed il 4 Novembre 2010.
E' evidente l'inerzia termica delle acque, con temperature comprese tra i 18-20°C ad eccezione dei tratti di mare più esposti alle irruzioni fredde atlantiche o continentali, come il mare antistante al Golfo del Leone o l'Alto Adriatico; in ogni caso si tratta di una differenza davvero marcata con la temperatura media registrata nelle nostre pianure, addirittura dell'ordine superiore ai dieci gradi!
Ecco perché i richiami meridionali che precedono l'ingresso di una profonda saccatura destano ragionevolmente una certa preoccupazione: l'energia attinta dalla superficie del mare è notevole, per cui tutto il vapore contenuto nei bassi strati può "condensarsi in blocco" riscaldando ed alleggerendo la massa d'aria rispetto all'ambiente che la circonda. Questa potenziale instabilità è paragonabile ad una bomba pronta ad esplodere, a patto che sia ovviamente presente un innesco, offerto ad esempio da una costante orografica (rilievi montuosi) che forzano la salita delle correnti, oppure una variabile di tipo dinamico come lo sviluppo di una linea di convergenza e/o l'ingresso di un fronte di aria fredda.
I "problemi" sopraggiungono quando le fonti di innesco si combinano in sinergia tra loro e soprattutto quando le correnti provenienti dal mare soffiano con andamento ciclonico per più giorni sulle stesse zone: in questi casi il fronte assume un carattere semistazionario e le linee convettive possono rigenerarsi per diverse ore, riversando quantitativi di acqua in alcuni casi anche ingenti.
 
 
28 Ottobre - 4 Novembre 2010: Analisi delle temperature della superficie del Mediterraneo Centrale - FONTE: www.lamma.rete.toscana.it
 
 
 
Esaminiamo a questo punto un po' più da vicino la struttura della perturbazione responsabile della fase di maltempo, oggetto di questo studio. L'animazione sottostante è basata su una serie di quadri di previsione a brevissimo termine, per cui si tratta di una simulazione del tutto probabilistica, ma molto verosimile. E' interessante osservare la combinazione delle isoipse al livello 500 hPa (altezza di geopotenziale) ed il THETA, una grandezza molto utilizzata in meteorologia che esprime il contenuto di umidità specifica di una massa d'aria. Laddove il THETA è più elevato abbiamo una concentrazione più importante di umidità, per cui con una certa esperienza possiamo ricostruire la disposizione dei sistemi frontali, nonché l'anatomia della depressione.
Il fronte caldo relativo alla prima perturbazione ha interessato la nostra Regione, apportando un modesto peggioramento tra la tarda serata e la mattina di Domenica 31 Ottobre. In seguito ad una pausa di qualche ora, il flusso sudorientale si è intensificato e nel primo pomeriggio è risalito il fronte caldo annesso alla seconda e più intensa perturbazione.
Le precipitazioni più consistenti su tutte le nostre  regioni settentrionali (compreso il Veneto, particolarmente martoriato dal maltempo) sono quindi da attribuire al settore caldo della depressione, particolarmente arricchito dall'umidità trasportata dal richiamo suduorientale. Mentre il fronte freddo ha raggiunto le Coste Tirreniche abbattendosi con particolare violenza sulla Toscana, il settore caldo ha invece scaricato quantitativi di pioggia importanti, sottoforma di rovesci prodotti da sistemi convettivi rigeneranti "affogati" tra i nembostrati, su buona parte della Pianura Padana.
Nel pomeriggio di Lunedì 1° Novembre è finalmente iniziato il processo di occlusione della depressione, con il maltempo che nel frattempo si è concentrato sull'Italia Meridionale, laddove si è intensificato un richiamo umido e caldo (warm conveyor belt) responsabile di un'intensa attività convettiva rigenerante tra la Sicilia e la Calabria.
La ritornate da Est/SudEst del fronte occluso ha invece insistito sulla nostra Regione, determinando il tempo di Martedì 2 Novembre: grigio e piovigginoso, come vuole la tradizione. Il fronte occluso ha letteralmente consumato il suo residuo quantitativo di energia sulla nostra Regione, esaurendosi sul posto fino ad una completa frontolisi; un flusso di aria più calda ed instabile ha invece interessato ancora per diverse ore le estreme regioni peninsulari dell'Adriatico, mantenendo ulteriormente in attività il fronte occluso.
 
 
30 Ottobre - 3 Novembre 2010: Previsione a breve termine di: Altezza di geopotenziale a 500 hPa + campi vettori vento e THETA ad 850 hPa
Nell'animazione è ricostruita l'evoluzione della depressione e dei fronti - LEGGENDA: FC - Fronte caldo; FF - Fronte freddo; FO - Fornte occluso
FONTE: www.lamma.rete.toscana.it - Elaborazione di Matteo Dei Cas
 
 
 
La ricostruzione animata della distribuzione delle isobare al suolo si basa invece sui reali quadri sinottici relativi al Mediterraneo Centrale, con una cadenza di sei ore: questo elemento ci permette di verificare l'esatta evoluzione del minimo di pressione e le conseguenze in termini di nubi e fenomeni sulla nostra Regione.
Nel corso della prima fase del peggioramento, e precisamente tra il pomeriggio di Sabato e la mattina di Domenica 31 Ottobre, le nostre regioni settentrionali sono state investite da forti correnti di Ostro e Scirocco. Le isobare piuttosto fitte lasciano intendere una corrente piuttosto sostenuta, ma ancor più caratteristica è la tipica ansa di alta pressione che ricalca lo stampo del Catino Padano, dove le Alpi imprigionano letteralmente la massa di aria mite ed umida che risale dal Mare Adriatico. Questo riempimento di massa è controbilanciato a Nord delle Alpi da una caduta di pressione, a sua volta "colmata" da un richiamo meridionale in caduta dalle Alpi: quel tiepidissimo Föhn alpino che si è manifestato sulla Svizzera d'Oltralpe, con raffiche che in alcune località a Nord del Passo del Gottardo (es. Altdorf) hanno superato i 120 km/h.
In questa prima fase le precipitazioni si sono naturalmente concentrate a ridosso delle Prealpi, per azione di sbarramento orografico forzato (Stau).
L'ingresso della seconda perturbazione atlantica ha invece dato origine Domenica pomeriggio ad un minimo di bassa pressione, che dal Golfo del Leone si è spostato nel corso della serata verso la Costa Azzurra, dove si approfondito piuttosto rapidamente. Il minimo di pressione si è trovato quindi in una posizione tale da intensificare ulteriormente il richiamo sciroccale, per cui la "notte di Halloween" ha coinciso con la fase di maltempo più acuta di tutto il periodo preso in esame. Nel corso della giornata di Ognissanti il minimo si è allontanato scendendo di latitudine verso la Corsica e la Sardegna, per cui anche i fenomeni annessi si sono trasferiti verso l'Italia centrale e le regioni di NordEst, dove a dire il vero si sono verificati i più intensi accumuli di precipitazione in assoluto.
Nonostante l'allontanamento della depressione il tempo non è mai migliorato in modo deciso sulla Lombardia, in quanto la circolazione depressionaria ad ampio raggio ha continuato ad interessare pur in maniera marginale il nostro territorio.
E' inoltre importante prendere atto della longevità del minimo di pressione, che nel trasferirsi verso SudEst si è colmato davvero molto lentamente, coinvolgendo a lungo anche le regioni italiane meridionali: una residua circolazione ciclonica è apprezzabile anche nell'ultimo scatto dell'animazione, quello relativo alla notte di Mercoledì 3 Novembre, che dovrebbe coincidere con la "conclusione ufficiale" della fase perturbata.
 
 
30 Ottobre - 3 Novembre 2010: ricostruzione sinottica pressione al suolo con scatti di sei ore - FONTE: Meteo Aeronatuica Militare
 
 
 
Ad un appassionato di meteorologia verrebbe spontaneo domandarsi come mai la depressione abbia avuto una vita così lunga. Ebbene, si potrebbe trovare una risposta a questo quesito osservando il comportamento della corrente a getto. Con buone probabilità il distacco del vortice freddo in quota non si è compiuto alla perfezione, per cui la struttura ciclonica ha continuato ad essere sollecitata dalla corrente a getto. Nel corso di questo Cut-Off della saccatura, che potremmo di fatto definire "incompleto",  il ramo polare della corrente a getto ha continuato ad affondare verso il Mediterraneo Centro-Occidentale, evocando una risposta della medesima dal NordAfrica verso il nostro Paese. L'accelerazione della corrente a getto sull'Italia peninsulare avrebbe rinnovato una condizione di divergenza orizzontale in alta troposfera, tale da ravvivare i moti ascendenti verticali ed il richiamo di massa nei bassi strati, rifornito dal flusso convogliatore caldo umido in risalita dall'Africa. Questo meccanismo avrebbe probabilmente rallentato il processo di colmamento della depressione.
 
 
 
2 Novembre 2010 ore 09Z: previsione linee di flusso a 300 hPa - FONTE: www.lamma.rete.toscana.it - Elaborazione di Matteo Dei Cas
 
 
 
Concludiamo l'analisi a mesoscala di questo evento perturbato avvicinandoci il più possibile alla nostra Regione: i modelli ad area limitata (LAM) ad alta risoluzione, pur fornendo una soluzione probabilistica, ci sono come sempre di aiuto. L'attenzione si rivolge in particolare alla mezzanotte del 1° Novembre, la fase di maltempo più intensa per la Lombardia.
La scansione dei vettori vento evidenzia innanzitutto una componente decisamente ciclonica: nel salire dal livello del suolo progressivamente verso le quote superiori la direzione del vento segue un andamento ciclonico (verso antiorario) ruotando gradualmente da Est, SudEst ed infine Sud. Questo shear direzionale del vento nei bassi strati è associato per l'appunto allo sviluppo di moti ascensionali ciclonici.
La mappa sottostante, relativa al vento al suolo, fornisce inoltre alcuni spunti circa la verosimile presenza di linee di convergenza in grado di innescare anche qualche fenomeno convettivo, vista la presenza di importanti quantitativi di energia termica provenienti dal mare. Il richiamo umido e mite sciroccale proveniente dall'Adriatico si sarebbe scontrato ad esempio con le correnti provenienti dal Mar Ligure costrette a scavalcare l'Appennino. I venti di caduta, perdendo parte della loro umidità in un processo di compressione adiabatica, risultano più dense e tendono a scalzare la massa d'aria che affluisce nel Catino Padano. Questa linea di convergenza (tracciata in rosso) potrebbe spiegare lo sviluppo dei nuclei più intensi di precipitazioni sulla Bassa Pianura, tra il Pavese ed il Piacentino.
Altrettanto caratteristica la linea di convergenza al largo della Riviera Ligure di Ponente (tracciata in blue), dove la "tramontana scura" che è affluita attraverso i passi appenninici si è sarebbe scontrata con le correnti meridionali cariche di calore ed umidità attinta dal mare.
In ogni caso i nuclei di precipitazioni convettive originatisi dalle linee di convergenza, avrebbero percorso la strada tracciata dalle correnti portanti meridionali delle medie quote.
 
 
 
1 Novembre 2010 ore 00Z: ricostruzione verosimile campi vento e temperatura al suolo su base previsione MOLOCH - FONTE: www.meteoliguria.it
 
 
 
Il vento alla superficie di 850 hPa avrebbe seguito un andamento più regolare rispetto al suolo, rimanendo orientato in modo quasi costante da SudEst, ad eccezione del Piemonte dove per ragioni orografiche è quasi sempre costretto a deviare attorno ai rilievi (Flow Around) perdendo di intensità lungo una direttrice di provenienza gradualmente più settentrionale. Laddove invece le correnti impattano quasi perpendicolarmente i rilievi, l'elevata energia trasportata sottoforma di calore latente si trasforma in energia cinetica: le masse d'aria sono quindi costrette a salire nell'incontrare lo sbarramento montuoso (Stau) offerto dall'Appennino e dalle Prealpi, condensando tutto il loro vapore. In tal modo la potenziale instabilità della massa d'aria in arrivo da SudEst trova la massima espressione, ed i fenomeni associati al maltempo divengono così particolarmente intensi e persistenti.
Ecco quindi come spiegare ad esempio i maggiori accumuli di precipitazioni registrati nelle Prealpi ticinesi, varesotte e comasche, nelle Orobie e soprattutto in Valcamonica.
 
 
 
1 Novembre 2010 ore 00Z: ricostruzione verosimile campi vento e THETA ad 850 hPa su base previsione MOLOCH - FONTE: www.meteoliguria.it
 
 
 
Altrettanto significativo infine l'orientamento delle correnti portanti in media troposfera: tutti i nuclei precipitativi provenienti dal Mar Ligure o rigenerati sulla Bassa Pianura sono costretti a seguire una direttrice pienamente meridionale. Le piogge sono infatti risalite per molte ore lungo un canale preferenziale disposto tra il capoluogo ligure e lombardo. Non per niente quindi le condizioni di "pieno ostro" in quota sono riconosciute tra quelle maggiormente responsabili di forte maltempo su buona parte della nostra Regione, ad eccezione in parte dell'estremo lembo della bassa pianura sudorientale.
 
 
 
1 Novembre 2010 ore 00Z: ricostruzione verosimile campi vento ed umidità a 700 hPa su base previsione MOLOCH - FONTE: www.meteoliguria.it
 
 
 

CONCLUSIONI

L'evento perturbato di Ognissanti 2010 è stato certamente uno tra quelli più significativi delle ultime annate autunnali, ma fortunatamente non di portata eccezionale, almeno in termini di durata. La fase perturbata è risultata alquanto intensa un po' su tutta Italia, ma relativamente breve, tanto da concedere comunque una benefica tregua al maltempo in un contesto di spiccato dinamismo che ha caratterizzato l'intera stagione. Le "mosse" sullo scacchiere europeo hanno infatti permesso in tempi ragionevoli la chiusura della profonda saccatura che si era instaurata sul Mediterraneo centro-occidentale, uno dei "tipi di tempo" tra i più perturbati che possano interessare la nostra Regione.
La persitenza delle piogge nelle stesse zone ha permesso infatti accumuli superiori ai 100/150mm con picchi localmente fino a 200mm e più nell'arco di quarantotto ore. Ovviamente, come è tipico con queste configurazioni perturbate, i settori settentrionali sono stati i più colpiti per azione di sbarramento orografico, così come le pianure in ogni caso interessate dalla stazionarietà del sistema frontale sospinto dalle incalzanti correnti meridionali.
E l'occhio degli esperti cade per l'appunto con una certa apprensione sull'intensità dei fenomeni, perchè in questa stagione il mare ancora caldo è capace di sfornare intensi canali precipitativi rigeneranti, che si ammassono poi a ridosso dei primi contrafforti montuosi che si affacciano sulla pianura o si incanalano lungo i solchi vallivi in direzione delle Alpi.
Una grande attenzione è posta poi nei confronti del quadro sinottico continentale per riconoscere in tempi ragionevoli la longevità dell'ondulazione ciclonica, altamente correlata ai tempi necessari ad una "completa chiusura" del rifornimento freddo proveniente dall'Altantico settentrionale.
Da non dimenticare infine l'importanza del quadro termico: ad elevate temperature in quota corrisponde un altrettanto innalzamento della quota limite della neve sulle Alpi, un fatto che si traduce in un maggiore afflusso idrico verso valle.
Ebbene, tutti questi elementi possono essere inquadrati in sede di previsione con qualche giorno di anticipo, e nel loro insieme interagiscono ad aggravare in modo drammatico l'equilibrio idrogeologico di una determinata regione.
La conoscenza del proprio territorio e dei suoi "tipi di tempo" dovrebbe essere sempre tenuta in considerazione con rigoroso rispetto, dato che sono proprio le calamità naturali di tipo alluvionale a fornire un esempio ecclatante di come gli eventi meteorologici avversi possano condizionare la vita dell'essere umano.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Prec.
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