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Il TEMPORALE NEVOSO tra Novarese e Varesotto del 5 marzo 2016   Inserito il› 10/11/2016 21.37.54
 
 
ANALISI (di Simone Budelli
Dopo l’intenso peggioramento del 27-29 febbraio, arriva una pausa del maltempo; le correnti ruotano da nord-est e in quota entra un po’ di aria fredda (isoterme di -3 gradi a 850 hpa, localmente -4 verso le pedemontane occidentali). Quindi, tra la nottata e il primo pomeriggio del 5 marzo 2016 il Nord-ovest italiano viene interessato da un’intensa perturbazione dalla Francia, sostenuta da un’ampia saccatura di origine polare-marittima.
  

    
 
5 marzo 2016. Situazione a 500 hpa. Fonte: www.meteociel.fr 
 

   
Quasi sempre in queste situazioni si creano i presupposti per un intenso peggioramento su molte zone di Piemonte e centro-ovest Lombardia con elevati quantitativi pluviometrici anche nel giro di poche ore, poiché sul lato ascendente della saccatura si attiva un intenso flusso umido da est/sudest nei bassi strati e forti correnti da sud/sudovest in quota.  Tra alto Novarese, Varesotto, Comasco e Lecchese le precipitazioni sono risultate ancora più abbondanti a causa dello sbarramento delle correnti meridionali contro il comparto prealpino, con accumuli che in queste zone hanno raggiunto i 70/80 mm in neanche 12 ore!
 
 
  
5 marzo 2016. Correnti in quota a 500 hpa. Fonte: www.meteociel.fr 
  
 
   

5 marzo 2016. Correnti in quota a 925 hpa. Fonte: www.meteociel.fr
 

Due sono state le particolarità di questo peggioramento, che meritano un’analisi un pochino più approfondita: la caduta della neve fino in pianura in molte zone tra Piemonte ed estremo nord-ovest Lombardo, in presenza di condizioni termiche decisamente “al limite” se non anche sfavorevoli, e soprattutto la presenza di lampi e tuoni durante la precipitazione nevosa.
Per quel che riguarda il primo punto, l’elemento che più di ogni altro ha fatto la differenza tra la pioggia e la neve alle quote di pianura è stato il vento da est/sudest che accompagnava la perturbazione. Quasi tutta la pianura lombarda, infatti, è stata interessata in maniera abbastanza diretta da una ventilazione orientale meno fredda rispetto alla massa d’aria pre-esistente, pertanto per quasi tutta la durata del peggioramento le precipitazioni sono state a carattere piovoso con temperature mediamente comprese tra i 2-3° del milanese e gli 8°C del bresciano-mantovano.
Più a ovest (parte del varesotto, pianura piemontese e pavese sud-occidentale) invece il vento da est non è mai arrivato ma, anzi, la ventilazione al suolo si è mantenuta generalmente assente o molto debole, dunque le intense precipitazioni sono riuscite a riversare il freddo verso il basso causando un rapido calo termico e la caduta della neve, ovviamente bagnata, fino a quote pianeggianti. Tutto ciò è ben visibile dalla cartina CML relativa alle 9 del mattino, in cui si vede bene la differenza termica tra le zone più a ovest e il resto della pianura lombarda.
 
5 marzo 2016. Screenshot della cartina realtime con la T al suolo, che evidenzia le aree interessate dalla precipitazione nevosa. Fonte: http://www.centrometeolombardo.com/temporeale.php 
 
L’altra particolarità, di cui parlavamo prima, è la presenza di attività temporalesca tra Piemonte e Lombardia durante il peggioramento, che ha colto di sorpresa moltissime persone, anche tra gli appassionati di meteorologia!  Come mai si sono presentati lampi e tuoni, che in alcune zone hanno regalato addirittura il raro spettacolo del temporale nevoso?
Nella mattinata si sono sviluppate alcune celle temporalesche sulla Liguria, poiché in quell’area la situazione era più favorevole allo sviluppo di fenomeni convettivi: il fronte perturbato, già di per sé intenso, ha trovato ulteriore energia in quell’area grazie a un Mar Ligure molto più mite rispetto all’aria più fredda collegata alla perturbazione. Discorso diverso per la Pianura Padana che, non avendo il contributo di calore proveniente dal mare, si presentava più fredda e quindi senza energia in grado di consentire lo sviluppo di temporali (non è un caso che durante il periodo invernale i temporali si sviluppino quasi esclusivamente nell’area mediterranea, mentre lontano dai mari sono fenomeni molto rari).
In questo caso particolare, però, le correnti molto forti da sud/sudovest in quota, rappresentate dalle frecce bianche nell’immagine qua sotto, hanno trascinato verso nord la sommità delle nubi temporalesche, permettendo a queste di scavalcare agilmente l’Appennino e di transitare sulla pianura padana tra le 10 e le 11 del mattino, determinando quindi la presenza di elettrometeore anche nella pianura a nord dell’Appennino e, addirittura, fin sulle Prealpi. Dunque le fulminazioni che si sono verificate in queste aree non erano dovute allo sviluppo di temporali in loco, ma erano il residuo delle celle temporalesche che poco prima avevano interessato alcune zone della Liguria, tant’è che la frequenza delle fulminazioni è stata decisamente inferiore rispetto all’attività elettrica che ha interessato il ponente ligure.
Nel primo pomeriggio, con l’avanzamento della perturbazione verso est, la ventilazione orientale nei bassi strati si è gradualmente attenuata ed è stata sostituita da correnti più fredde da sud-ovest che hanno causato un netto calo termico specialmente tra Milanese e Pavese, accompagnato da una breve fase di neve coreografica a cui però è seguito un rapido esaurimento dei fenomeni nel corso del pomeriggio.
 
5 marzo 2016. Fulminazioni nella mattina del 5 marzo sul Nord Italia. Fonte: www.blitzortung.org 
 
 
IL TEMPORALE NEVOSO DI BRIONA (NO) (Luca dal Bello)
Le condizioni meteorologiche della sera del 4 marzo sono pienamente primaverili: piove con una temperatura di +6.8 e la quota-neve inizialmente è collocata intorno ai 900-1000 m.
Durante le ore notturne, tuttavia, grazie  all’arrivo di un consistente treno di precipitazioni dal Ligure, e al contemporaneo rovesciamento di aria fredda dalle quote superiori, la temperatura crolla e la quota neve si abbassa in poche ore fino in bassa collina e, più tardi, anche su parte della pianura.
Intorno alle 6, con una temperatura di poco superiore al grado (circa +1.4/+1.5) si verifica un primo rovescio di neve con fiocchi bagnatissimi che cadono come missili ma che, per l’intensità, tentano di creare un velo di “paciugo” sull’erba e sui tettucci delle macchine. Una specie di “antipasto” di ciò che sarebbe arrivato poche ore dopo.
Il rovescio nevoso dura pochi minuti e la precipitazione torna mista  pioggia. Così decido di recarmi in collina a fare un primo giro sulle colline novaresi, dove la neve cadeva sin dalla tarda nottata.
Ecco una foto scattata sulla strada tra Cavaglio d’Agogna e Ghemme a 315 m slm verso le 7… a questa quota la nevicata è iniziata già da un paio d’ore e a terra ci sono i primi 2-3 cm.
 
5 marzo 2016. Colline di Cavaglio d’Agogna (NO). Foto di Luca Dal Bello
   

Tornando indietro poche decine di minuti dopo dal lato di Cavaglio, quello orientale, noto come l’accumulo nevoso sia giunto ormai fino a Barengo, che si trova a 220 m, praticamente alle porte di Briona, segno che la QN si sta ulteriormente abbassando e presto interesserà anche il mio paese.
Le colline infatti sono completamente avvolte da una “nebbia” bianca, che si forma in presenza di virghe nevose molto fitte, e che ormai avviluppa i rilievi fino alle pendici.
E di lì a poco, intorno alle 8, la neve raggiunge il centro abitato di Briona.
Appare sin da subito piuttosto fitta, anche se bagnata; la T si assesta qualche decimo di grado sopra lo zero e la neve inizia ad attaccare.
 
 
 
5 marzo 2016. Inizio della precipitazione nevosa a Briona (NO). Foto di Luca Dal Bello

Verso le 10 misuro un paio di cm bagnatissimi e l’intensità sembra calare. Si tratta già di un discreto episodio, considerate le premesse termiche, ma il “bello” deve ancora arrivare. Il silenzio mistico della nevicata viene improvvisamente interrotto dal brontolio di un tuono: un temporale di neve!
Pochi minuti dopo la precipitazione nevosa diventa fittissima e grossa… seguono nel giro di mezz’ora altri 3-4 tuoni (di cui uno molto potente, del quale ho anche visto la luce del lampo, in pieno giorno, nonostante il biancore diffuso del paesaggio innevato). Dal cielo cadono fiocchi veramente grossi, come da tempo non si vedevano da queste parti, con alcuni “elementi” che arrivano a misurare 5 cm di diametro.
 
 
 
 
5 marzo 2016; ore 11. culmine della precipitazione nevosa a Briona (NO). Foto di Luca Dal Bello
   
 
 
5 marzo 2016; ore 11. culmine della precipitazione nevosa a Briona (NO). Foto di Luca Dal Bello
   

La nevicata dà spettacolo dalle 10 alle 12, poi tende a cessare molto rapidamente, tornando mista a pioggia nei minuti finali.
Il “bottino” che si porta a casa Briona parla di 6.0 cm di neve al suolo in paese, e fino a 7 cm al di fuori del centro abitato.
Ecco un’immagine scattata nelle battute finali della nevicata, poco prima che terminasse.
 
 
 
5 marzo 2016; ore 11. culmine della precipitazione nevosa a Briona (NO). Foto di Luca Dal Bello

 
 
NIVOTOUR E RICOSTRUZIONE DEGLI ACCUMULI NEL MEDIO-ALTO NOVARESE
L’ultima parte dell’articolo è dedicata al “nivotour” che ho fatto nel primo pomeriggio del 5 marzo per rilevare le enormi differenze di accumulo tra pianura e collina tra il medio e l’alto novarese.
Inizialmente mi dirigo verso sud e noto che la neve diminuisce sensibilmente già a pochi km dal centro abitato, fino a sparire completamente appena a sud della frazione di San Bernardino (a 7 km da Briona, a 180 m slm). Verso Novara infatti la neve è caduta a tratti mista a pioggia, senza accumulare, come avvenuto del resto anche nel capoluogo di provincia.
Proseguendo verso nord tra i due sistemi collinari che formano le cosiddette “Colline Novaresi”, passando nella piana centrale, detta “Valle dell’Agogna”, l’accumulo aumenta man mano che si sale di quota.
Il massimo accumulo a quote che morfologicamente appartengono ancora alla pianura (benchè in realtà si tratti, come detto, di un’ampia valle compresa le Colline novaresi occidentali e quelle orientali), lo trovo tra Cavaglio-Fontaneto-Suno e Cressa, tutte zone comprese tra i 240 e i 260 m, dove si toccano i 10 cm. A quel punto decido di salire sui colli.
A Bogogno c’è già più neve rispetto alla pianura: circa 12-13 cm, come appare da questa foto, scattata in prossimità del Torrente Meja, a 290 m slm, nella parte “bassa” del paese. Come visibile dall’immagine, nevica ancora debolmente, anche se non attacca più per via della T ormai positiva e per la precipitazione in esaurimento.
 
5 marzo 2016. Bogogno, colline Novaresi (NO). Foto di Luca Dal Bello

Salgo ulteriormente verso nord  e raggiungo Veruno. Lo stacco “grosso” è proprio qua, al di sopra dei 350 m slm. Nel giro di 60-70 m di dislivello, improvvisamente il manto sale sopra i 20 cm. In questa foto, scattata a Veruno, la strada è pulita, ma poco più avanti compare sulla carreggiata un bel pacioccone.
 
 
 
 
5 marzo 2016. Veruno, colline Novaresi (NO).  Foto di Luca Dal Bello 
    
   
Infine raggiungo Gattico, che tocca il massimo punto di elevazione dell’area propriamente definita delle “Colline Novaresi”, prima che inizi il “Basso Vergante”, che appartiene, però, già al sistema prealpino. Il paese è situato a una quota compresa tra 380 e 410 m. Proprio qui trovo il massimo accumulo della zona, con punti dove l’accumulo addirittura sfiora i 30 cm.
Lo stress causato dal manto abbondante e pesante è fatale a molte piante, che crollano sotto il peso della neve. Diverse strade collinari, specie secondarie, vengono chiuse al traffico.
Appare evidente come si sia abbattuta una nevicata con pochissimi precedenti per intensità: si parla di oltre 25 cm di neve in 6 ore, di cui 20 in poco più di 3! Addirittura trovo lungo il percorso alcune auto uscite di strada e finite in prati o fossati. Ecco la strada che collega Veruno a Gattico. Nevica ancora, anche se la precipitazione è ormai alle battute finali. Ultimi fiocchi in cima alle colline
 
 
 
5 marzo 2016. Tra Veruno e Gattico, colline Novaresi (NO). Foto di Luca Dal Bello


Ridiscendo verso Borgomanero, a ovest, tornando nella pioggerellina. Lo spessore della neve crolla nel giro di un centinaio di m di dislivello da 25 a 6-7 cm (Borgomanero sud) dopodiché riprende ad aumentare salendo verso il sistema collinare occidentale (detto “Monteregio”) anche se in misura minore rispetto a Veruno-Gattico, in quanto la zona si è trovata un po’ ai margini del corridoio principale dei nuclei precipitativi.
Infatti, in comune di Maggiora, a pari quota rispetto a Gattico la neve è più che dimezzata (circa 11-12 cm), benché leggermente maggiore rispetto alla piana.
Il motivo della disparità di accumuli a seconda delle zone dipende essenzialmente da due fattori:
- Le caratteristiche estremamente altimetriche della nevicata
- La presenza di rovesci convettivi, che hanno insistito maggiormente sull’asse che parte dal medio novarese occidentale e si sposta verso l’area nord-orientale della provincia, quindi nell’alto varesotto
Pertanto le zone che hanno beneficiato della quota e sono state colpite in pieno dal temporale nevoso, hanno vissuto una nevicata definibile eccezionale per snow-rate raggiunti. Le zone che sono rimaste più ai margini, hanno vissuto una nevicata discreta ma non straordinaria.
 
Occorre rimarcare, a rigor di cronaca, lo strano “andamento” della stagione invernale 2015-16, la quale, pressoché priva di neve a bassa quota ancora a tutto febbraio (se si eccettuano un paio di deboli e irregolari spruzzatine il 2 e il 4 gennaio, inferiori al cm) si è in parte riscattata con il mese di marzo più nevoso del nuovo secolo a quote collinari. Oltre all’episodio del 5 marzo, descritto in questo articolo, un’altra nevicata si è abbattuta nell’area collinare la mattina del 16 marzo, interessando questa volta maggiormente l’area occidentale, anche se meno intensa di quella di inizio mese.
A Briona, tuttavia, in quest’altra occasione la neve ha solamente fatto una breve comparsa in mezzo alla pioggia.
 

Simone Budelli e Luca Dal Bello   
 
       
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