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GENNAIO 2014: mappe climatiche   Inserito il› 24/02/2014 12.50.38
2014
 
 
 
GENNAIO 2014: SEMPRE MITE, MA SOPRATTUTTO MOLTO PIOVOSO
 
 
Gennaio 2014 ha proseguito sulla falsariga del precedente mese di Dicembre: mite, con temperature costantemente al di sopra della media sia in pianura che in montagna, a parte una breve parentesi a fine mese.
Il latitare di un blocco della circolazione zonale temperata caratterizzata dal susseguirsi di impulsi di aria oceanica e mite, concomitante ad un Vortice Polare in piena attività ha quindi determinato oltre due terzi della stagione invernale 2013/14.
Numerosi ed importanti invece gli episodi perturbati di natura atlantica, intervallati da fugaci intervalli di tempo variabile, perlopiù dovuti all'espansione di un promontorio mobile dell'anticiclone delle Azzorre.
Clima pertanto spiccatamente dinamico, caratterizzato da un notevole ricambio di aria anche nei bassi strati, che ha ostacolato lo sviluppo di quelle solide inversioni termiche che in molte annate del passato avevano caratterizzato l'inverno padano: rarissime quindi le nebbie, le sedimentazione di aria fredda nelle campagne, ma anche la concentrazione di sostanze inquinanti nelle nostre città.
Gennaio 2014 è stato infatti caratterizzato da uno scarsissimo numero di giornate con termometri sotto lo zero, anzi in numerosi casi abbiamo raggiunto un record negativo su lunghi periodi come nel caso della serie storica trentennale di Milano S. Leonardo: ben 4 giornate di gelo, ancora meno di quanto è stato registrato nei tiepedi inverni 2006/07 e 1987/88.
 
 
 
Milano S. Leonardo CML - Numero di giornate di gelo (con t < 0°C) sulla serie storica trentennale 1984/2014. Dati gentilmente forniti da Massimo Mazzoleni - Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
La prima decade del mese è stata subito segnata dal classico passaggio da Ovest ad Est di due perturbazioni atlantiche con apporti di neve significativi sulle Alpi ed una buona piovosità in pianura.
Decisamente più gradevole la successiva parentesi anticiclonica di stampo azzorriano, a cavallo con la seconda decade, quando è stato raggiunto il picco massimo relativo del mese anche in quota grazie all'affluire di masse d'aria di estrazione subtropicale.
 
La ripresa del flusso semizonale ha aperto la strada ad un nuovo susseguirsi di perturbazioni: due di queste - di natura atlantica - hanno attraversato la nostra regione tra il 14 ed il 17 Gennaio, apportando nuove importanti nevicate sull'Arco Alpino. Ben più marcato il peggioramento alla fine della seconda decade, dovuto all'approfondirsi di un canale depressionario sul Mediterraneo centro-occidentale: una "tipica situazione di blocco" caratterizzata da un insistente afflusso di aria mite ed umida dal quadrante meridionale.
 
La terza decade è iniziata con una parentesi dal clima un po' più piacevole, grazie all'espansione di un fugace promontorio di alta pressione in un regime di correnti da Nord-Ovest più fresche ed asciutte, associato quindi a tempo buono ad eccezione di qualche "nevicata da sfondamento sulle Alpi".
La prima - che poi sarà anche l'unica irruzione di aria fredda dell'inverno, grazie ad un impulso di aria polare marittima in un contesto ciclonico, è stata associata anche alla prima neve di stagione in pianura, pur con caratteristiche altimetriche.
Nel grafico sottostante si osserva un minimo relativo delle temperature che hanno raggiunto valori del tutto modesti, proprio in corrispondenza dei giorni della merla.
Ciò nonostante è anche interessante osservare che il valore medio delle temperature in libera atmosfera a circa 1200-1500 metri di quota si è mantenuto costantemente poco sopra lo zero, anche in riferimento all'ultimo trentennio. Questo a conferma che il nostro clima è globalmente mite, relativamente poco influenzato dall'ingresso di masse d'aria fredde e perlopiù improntato alla sedimentazione di aria fredda nei bassi strati, specie in quelle annate caratterizzate da condizioni di tempo stabile.
 
 
  
Gennaio 2014 - Temperatura ad 850 hPa e confronto vs media trentennale 1981-2010.
FONTE:
www.weather.uwyo.edu - Elaborazione di Bruno Grillini.
N.B. Il grafico mette in evidenza gli scambi di calore in bassa troposfera, con ripercussioni poi sulla temperatura media al suolo nel corso del mese.
 
 
 
TEMPERATURE
 
 
Gennaio 2014 è stato caratterizzato da temperature globalmente al di sopra della media stagionale, tanto più sensibile se paragonato alle serie storiche più vecchie, quale ad esempio il trentennio 1961-90.
Lo scarto positivo delle temperature minime, dell'ordine di 4 / 5°C riferito ai principali aeroporti lombardi, si spiega soprattutto nell'elevato numero di giornate con cielo coperto; leggermente più contenuto lo scarto delle temperature massime, pur sempre sopra la media per la presenza costante di afflussi di masse d'aria di origine atlantica e/o mediterranea.
 
 
  
Gennaio 2014 - Anomalia delle temperature minime e massime rispetto al trentennio 1961-'90. FONTE: serie storica dati AM
Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
La mappa rielaborata sulla base dei dati delle temperature minime è tutt'altro che invernale: del tutto assente l'inversione termica in Pianura Padana,  a causa delle scarsissime nottate serene e quindi di un inesistente processo di raffreddamento radiativo al suolo.
Cieli nottetempo quasi sempre coperti, sia pure nelle fugaci pause di intervallo tra una perturbazione e l'altra a causa del persistere di un tappeto di nubi basse ed irregolari.
Il freddo presenta anzi una componente altimetrica, tanto che ritroviamo le zone più fredde sull'alta pianura e nelle colline della Brianza, nonché nelle vallate del Varesotto ed in genere nell'area insubrica: anche qui la media si mantiene comunque su valori sempre positivi in controtendenza alle annate del passato.
Questo sempre per l'elevato dinamismo del clima ed il frequente passaggio perturbato che favorisce un gradiente termico relativamente marcato, con frequenti passaggi di masse d'aria più fresca in quota ed un continuo rimescolamento delle masse d'aria anche nei bassi strati.
Sempre per lo stesso motivo anche l'effetto isola di calore nei grandi centri urbani è meno evidente rispetto agli scorsi inverni, con scarti termici molto più ridotti tra il centro delle città e l'aperta campagna.
Unica grande eccezione la Valtellina, ancora una volta "produttrice di freddo": qui probabilmente la nuvolosità stratocumuliforme nelle fasi di intervallo si è presentata più disorganizzata rispetto al Catino Padano. Le schiarite notturne più frequenti avrebbero favorito il costituirsi di un'inversione termica nei bassi strati, a differenza di quanto è accaduto in tutte le altre zone di pianura della Lombardia.
 
 
  
Gennaio 2014 - Media delle temperature minime in Lombardia su base delle stazioni della rete CML - Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
La distribuzione degli estremi massimi delle temperature in pianura è risultata generalmente appiattita dall'elevato numero di giornate con cielo coperto e precipitazioni. Poche le peculiarità microclimatiche alle basse quote, con una forbice molto contenuta, e compresa tra i 7 ed i 9°C.
Unica eccezione la media Valtellina, dove si è conservata la netta differenza tra il versante orobico e quello retico: in particolare il tratto compreso tra Ardenno e Teglio di Valtellina ha conservato, nonostante l'assenza di una globale situazione di stabilità, un gradiente di oltre 3°C nell'arco di poche centinaia di metri.
Da segnalare infine l'estrema mitezza della Valcamonica, particolarmente sensibile ai richiami meridionali umidi e miti che precedono l'ingresso delle perturbazioni: qui  sono stati raggiunti picchi fino a 9-10°C, del tutto paragonabili a quelli del Mantovano e dei Laghi Bresciani.
 
 
Gennaio 2014 - Media delle temperature massime in Lombardia su base delle stazioni della rete CML - Elaborazione di Bruno Grillini
 
 
 
PRECIPITAZIONI
 
La mappa relativa alle precipitazioni mostra un importante surplus degli accumuli su tutto il nostro territorio, con valori decisamente elevati rispetto alle giovani serie storiche delle nostre stazioni. Globalmente la media regionale si avvicina molto di più a quella di un mese autunnale o primaverile, considerando tanto più che gennaio è sempre stato uno tra i meno piovosi dell'anno.
L'assenza di una solida figura di alta pressione ha favorito il passaggio di numerose perturbazioni sulla nostra Regione, quasi sempre precedute da afflussi di masse d'aria umida e mite dai quadranti meridionali.
L'azione di sbarramento orografico spiega quindi una piovosità elevata a ridosso dei contrafforti prealpini, dove è stata registrata la massima piovosità: il primato spetta quindi alle Prealpi del Varesotto, alle Orobie e nelle valli bresciane con valori compresi tra i 250-300 ed oltre. 
Interessante la distribuzione complessiva "a macchia di leopardo" presente sulla pianura centro-occidentale, dovuta perlopiù a piogge a carattere di rovescio innescate dall'instabilità latente tipica delle masse d'aria mediterranee che precedevano l'ingresso delle perturbazioni atlantiche.
In merito alla neve, questa ha fatto la sua comparsa solamente nel peggioramento di fine mese, ma con caratteri altimetrici ed accumuli di pochi centimetri relegati ai settori occidentali e localmente sulla pianura pavese e zone limitrofe del Piemonte.
 
 
 
Gennaio 2014  - Accumuli complessivi di precipitazioni registrate in Lombardia su base delle stazioni dalla rete CML - Elaborazione di Bruno Grillini.
 
 
Protagoniste di questo mese di Gennaio, le Alpi, che hanno goduto di una nevosità davvero abbondante come non accadeva da diverse annate! Le nostre montagne, nonostante l'assenza di avvezioni di aria fredda, hanno beneficiato del passaggio di numerosi perturbazioni atlantiche, innestate in un contesto di correnti prevalentemente sudoccidentali.
L'accumulo nevoso ha seguito in genere le leggi dell'altimetria, pur con qualche eccezione dettata dall'esposizione dei versanti alle correnti umide: Madesimo ad esempio, è confermata la stazione alpina in assoluto più nevosa con ben 325 cm di neve in trentuno giorni, a dispetto della quota non eccessivamente alta. Al contrario S.Caterina Valfurva, nonostante sia situata ad oltre 1700 metri di altitudine, si è trovata in ombra orografica attestandosi così tra le località meno nevose.
Generalmente sulle Alpi, a quote superiori ai 1000 metri di quota, l'accumulo complessivo di neve ha comunque superato il metro.
 
 
 

Gennaio 2014 - Accumulo complessivo di neve nelle nostre stazioni di montagna, suddivisione per fasce altimetriche. Elaborazione di Bruno Grillini.

 
 
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